PESCARA – “‘Verona-Rigopiano solo andata’, perché Stefano non è mai tornato”. Questo lo slogan sul giubbotto che Andrea Feniello, fratello di Stefano – una delle vittime della tragedia dell’hotel Rigopiano di Farindola che il 18 gennaio 2017 venne travolto da una slavina provocando 29 morti – porterà con sé, in una pedalata in bici da Verona fino a quel che resta delle macerie del resort.
E’ intanto in corso al tribunale di Pescara, il processo, con gli interventi del procuratore capo Giuseppe Bellelli e dei pm Anna Benigni e Andrea Papalia, I 30 imputati sono accusati a vario titolo dei reati di disastro colposo, omicidio plurimo colposo, lesioni, falso, depistaggio e abusi edilizi. .
“Agli imputati della Provincia non contestiamo di non avere previsto la valanga – ha argomentato Benigni – ma di non avere evitato l’isolamento del resort, a 1.142 metri di altezza, in una zona sismica e a rischio valanga, nel pieno di una emergenza maltempo. Il pm ha aggiunto che “nel momento stesso in cui gli ospiti della struttura sono stati fatti salire a Rigopiano, con tanto di scorta della polizia provinciale, l’ente si è accollato l’obbligo di consentire a quegli ospiti di andare via, come avevano richiesto, sgomberando la strada dalla neve”.
Papalia ha definito la condotta dell’ex prefetto Francesco Provolo, uno dei principali imputati, “leggera, approssimativa e superficiale”.
E per quanto riguarda un altro imputato, l’ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, ha evidenziato che “la commissione Valanghe è stata convocata fino al 2005, quando a Rigopiano non c’era nulla, mentre dopo, quando è arrivato il resort, ha smesso di essere convocata perché non era possibile permettere che arrivasse uno stop. Il sindaco Lacchetta era stato informato fin dalle 7.45 del 18 gennaio che l’Hotel Rigopiano era isolato, ma non ne fece cenno nelle riunioni che seguirono e l’unico elemento di specificità in merito all’emergenza in corso nella zona di Farindola, segnalato in un’e-mail inviata alla prefettura, dall’assessore Cutracci su sollecitazione dello stesso Lacchetta, riguardava il crollo del tetto di una stalla, con 600 pecore, appartenente ad un’azienda che produceva Pecorino di Farindola”.
La partenza di Feniello è prevista per il 18 febbraio dalla città in cui vive, Verona, con arrivo a Rigopiano il 23 febbraio, nel giorno della sentenza del processo al tribunale di Pescara nei confronti di 30 imputati.
Una pedalata che, come spiega Andrea Feniello, rappresenta “un gesto simbolico per chiedere verità e giustizia sulla morte di mio fratello e delle altre vittime dell’hotel Rigopiano”.
“Mio fratello e le altre vittime sono state uccise a Rigopiano. Il nostro dolore – aggiunge Feniello – è anche una richiesta di aiuto alla magistratura affinché la giustizia faccia il suo corso e punisca i responsabili di una tragedia che si doveva e poteva evitare”.






