L’AQUILA – “La Corte ha finalmente accolto e preso in considerazione le nostre istanze che portiamo avanti da tempo e ha detto che la perizia va riscritta”.
Queste le parole degli avvocati Stefano Cesco del foro di Pordenone e Vincenzo Calderoni, del foro aquilano, che difendono don Paolo Piccoli, parroco veneto 54enne incardinato a lungo nell’Aquilano, sotto processo con l’accusa di aver ucciso un altro prelato, don Giuseppe Rocco, a margine dell’udienza che si è tenuta ieri mattina, durante la quale la Corte di Assise di Trieste ha nominato i due nuovi periti richiesti dalla difesa: il medico legale padovano Claudio Rago e il radiologo Aldo Morra.
Gli esperti ora dovranno analizzare i dati a disposizione per stabilire “ex novo” quali sono le cause della morte di don Rocco, avvenuta all’interno della Casa del clero del capoluogo friulano il 25 aprile 2014.
Morra è il fratello di Giandonato, ex assessore regionale, candidato sindaco a Teramo alle ultime elezioni ed esponente di spicco di Fratelli d’Italia.
A don Piccoli viene contestato di aver ucciso don Rocco per impossessarsi di una collanina che l’anziano prelato indossava quotidianamente, tesi smentita più volte dalla difesa.
La Corte d’Assise ha concesso 60 giorni di tempo per il deposito della perizia a decorrere dall’11 aprile quando i periti nominati si incontreranno con i colleghi incaricati dalle altre parti del processo; in particolare don Piccoli ha nominato quale suo perito il professor Franco Tagliaro, ordinario presso l’Università di Verona.
“Un obiettivo che abbiamo raggiunto, rimettere finalmente in discussione le conclusioni alle quali era arrivato il perito del pm. Riteniamo che la vecchia perizia sia lacunosa sotto tantissimi aspetti e che aveva raggiunto delle conclusioni non condivisibili e non compatibili con le altre emergenze processuali”, è il commento dell’avvocato Calderoni.
Le tesi dell’accusa si basano in particolare sulle affermazioni della grande “accusatrice” di don Piccoli, la perpetua del sacerdote defunto, Eleonora “Laura” Di Bitonto, che ha scoperto il corpo privo di vita nella sua stanza, ma anche, come emerso dagli atti, la beneficiaria di una cospicua eredità lasciata dall’anziano monsignore, costituita da ingenti somme di denaro, che ha diviso con i nipoti del sacerdote, e alcuni appartamenti.
Un processo che nelle ultime battute si è “tinto di giallo”, a causa del cuscino scomparso dalla stanza dove dormiva ed è stato ritrovato morto don Rocco.
Il caso del cuscino scomparso è agli atti del processo perché il fatto emerge dai rilievi fotografici e potrebbe aprire nuovi scenari nel percorso teso a fare chiarezza sulla morte dell’anziano prelato.
“Questo cuscino era negli atti del processo, dal momento che era presente nelle immagini scattate dai carabinieri entrati nella stanza di don Rocco il 2 maggio, ed è scomparso il giorno dopo, il 3, durante ulteriori rilievi repertati fotograficamente. Abbiamo analizzato tutte le immagini e abbiamo riscontrato questa lacuna relativa alle indagini”, spiega Calderoni.
I Carabinieri sono entrati nella stanza dove è stato trovato morto don Rocco il 2 maggio 2014, poiché appunto in un primo momento era stato constatato un decesso per cause naturali. Nei rilievi fotografici fatti quel giorno c’era l’immagine di questo cuscino, scomparso dalla scena già il giorno dopo, il 3, quando i carabinieri sono rientrati per effettuare altri rilievi sul letto.
Successivamente, ad agosto, nella stanza sono entrati anche i Carabinieri del Ris, per repertare tracce biologiche utili a identificare le persone che erano passate di lì ed hanno prelevato e sequestrato degli oggetti.
“Tra questi manca sia il guanciale che la federa – chiarisce ancora Calderoni -, chi aveva interesse a non farlo trovare? Ma soprattutto quello che ci chiediamo come difesa, chi aveva accesso alla stanza che era stata chiusa con un lucchetto dai Carabinieri?”.
La prossima udienza c’è il 5 luglio in questi mesi i periti lavoreranno a rielaborare tutto il materiale.
Fanno parte del collegio giudicante Filippo Gullotta presidente, Enzo Truncellito, giudice a latere, Mauro Cechet, Rosella Bravini, Chiara Mur, Patrizia Pellaschiar, Corrado Cadamuro, Antonia Ciaccia, Nevi Calci e Giuseppe Vario giudici popolari.
Il caso ha avuto un grosso clamore mediatico, durante le udienze in aula è infatti presente la troupe del programma Rai Un giorno in Pretura.






