L’AQUILA – “La capacità di ascolto determina la qualità di un’amministrazione civica. Sarà necessario riaprire le sedi istituzionali del confronto con la componente studentesca attraverso elementi fondamentali: la consulta giovanile che dovrà avere un ruolo più centrale nelle future scelte e la riapertura di tavoli stabili con i soggetti rappresentativi delle categorie coinvolte, sia quelli istituzionali, quali il consiglio studentesco, che le associazioni universitarie. Questo dibattito non dovrà essere limitato nel recinto della tematica ‘università’, ma dovrà essere integrato su tutti i temi che impattano la vita degli universitari. Quella degli studenti è una delle categorie che compone il quadro sociale della città”.
Per Americo Di Benedetto, candidato sindaco dell’Aquila alle primarie di centrosinistra, “è fondamentale coinvolgere gli studenti universitari nelle politiche di ricostruzione di una vera città universitaria”.
In un confronto con le associazioni degli studenti – informa una nota – Di Benedetto ha voluto sottolineare come sia indispensabile costruire misure efficaci e normativamente percorribili per dare certezze e prospettive ai giovani che scelgono la nostra città per tracciare il proprio futuro.
“Dare una certezza abitativa agli studenti è il primo passo per l’accoglienza alla popolazione universitaria – ha continuato il candidato sindaco – In collaborazione con l’Adsu e l’Università saranno individuate le modalità per la gestione di parte del patrimonio comunale dedicato alla residenzialità degli studenti universitari”.
“Sarà utilizzato in particolare il progetto C.a.s.e., quelle piastre in prossimità dei poli didattici, che comunque garantiscano un’integrazione degli studenti con la vita cittadina. Ma una casa non vuol dire solo un tetto, ma anche servizi, i progetti C.a.s.e. individuati saranno, come nell’originaria progettazione, dotati di servizi tali da rendere quelle aree dei veri e propri campus studenteschi. Tale soluzione sarà adottata nel più breve tempo possibile ferma restando la necessità di garantire i posti per la residenzialità studentesca in ogni anno accademico”.
Insomma rendere L’Aquila una vera città universitaria per Di Benedetto significa anche “dare servizi e far tornare il centro storico fulcro della vita anche degli universitari. Una vita che dovrà scorrere in tutta sicurezza”.
“Il centro storico tornerà ad essere vivo soprattutto grazie al rientro dei poli didattici universitari, l’esempio lampante di questa facile previsione è il polo di lettere all’ex ospedale San Salvatore. Noi immaginiamo un centro storico che unisca ai poli direzionali dei poli culturali quali biblioteche e luoghi di aggregazioni aperti anche fuori dagli orari ordinari e, quindi, realmente a disposizione dei giovani”.
“La bellezza del centro storico avrà la sua vera esaltazione se si riuscirà a coniugare il valore architettonico e la giusta innovazione tecnologica anche attraverso la creazione di gallerie all’avanguardia per l’aggregazione sociale, in particolare giovanile – ha aggiunto – Sarà, inoltre, a disposizione di associazioni, non escluse quelle studentesche, il patrimonio pubblico del centro storico che non sarà dedicato agli uffici comunali”.
Per questo per Di Benedetto è stato “importante aprire la partecipazione al voto delle primarie anche agli studenti universitari fuori sede”.
“È il primo importante segno di un cambio nel modo di concepire il consenso cittadino. La cittadinanza non è un concetto meramente anagrafico, ma il complesso di tutte le persone che vivono e contribuiscono alla crescita sociale di un territorio”.
“Invitare gli studenti fuori sede a partecipare alla scelta dà loro la possibilità di determinare le politiche della futura amministrazione. Queste potranno essere quindi concretamente accoglienti alle migliori energie e permetteranno di creare un percorso di integrazione tra gli studenti e la cittadinanza intesa in senso più classico. Uno studente fuori sede dovrebbe partecipare alla scelta perché solo con il voto è possibile un percorso di rappresentanza, che altrimenti si riduce ad un mero confronto spesso di natura conflittuale”, ha concluso Di Benedetto.






