L’AQUILA – Prevenire l’ictus cerebrale oggi è più facile, grazie all’introduzione di nuovi farmaci anticoagulanti orali.

È questa la novità dell’anno, presentata dal professor Carmine Marini, docente di Neurologia all’Università dell’Aquila, responsabile della stroke unit dell’ospedale di Avezzano (L’Aquila) e fondatore di quella del capoluogo abruzzese, nell’ambito del 27° congresso nazionale di Neuroradiologia, che si sta tenendo in questi giorni nella scuola della Guardia di finanza.

“Per noi rappresenta un ottimo traguardo – commenta Marini ad AbruzzoWeb – Uno di questi farmaci è uscito a giugno, l’altro è stato messo in commercio proprio la settimana scorsa e stanno iniziando a essere prescritti”.

Ad averne bisogno sono i pazienti con fibrillazione atriale, problema che in passato richiedeva l’uso del Cumadin, “un buon farmaco – spiega il professore – che, però, necessitava di continui controlli e provocava interferenze con farmaci e cibi. Tutti motivo per cui c’era grande difficoltà a mantenere lo standard terapeutico. In alcuni casi, quindi, il Cumadin può essere pericoloso e in altri può non funzionare. Con i nuovi farmaci, invece, queste problematiche non si pongono”.

A rallentare la regolare prescrizione, però “una serie di ingiustificate lungaggini burocratiche con dei cavilli a livello ministeriale. A mio avviso inspiegabili – spiega Marini – perché si tratta di medicinali che costano 1,83 euro al giorno”.

Secondo il prof, infatti, “c’è il bisogno che la Asl identifichi rapidamente quelle che sono le strutture che devono e possono prescrivere queste terapie farmacologiche – puntualizza – Per quanto riguarda i reparti di Neurologia dell’Aquila e Avezzano, infatti, non ci sono problemi, ma alcune stroke unit non inquadrate in un ospedale possono averne. Per esempio quella di Pescara”.

In Abruzzo l’assistenza all’ictus cerebrale si sta strutturando quasi capillarmente, con reparti ospedalieri, ben cinque, che si trovano in tutte le province e che funzionano regolarmente. Nell’Aquilano si trovano nel capoluogo e ad Avezzano, poi ci sono Pescara, Teramo e Lanciano, tutti reparti dove sta prendendo quota la terapia endovascolare per curare l’ictus acuto, con l’elettrolisi locoregionale o con l’embolectomia meccanica.

“C’è un piano di ristrutturazione della sanità abruzzese, soprattutto di quella aquilana, che lentamente sta andando avanti, e che non dovrebbe privare le province delle stroke unit – puntualizza – Sicuramente non toccherà quelle del capoluogo abruzzese”.

In tutta la regione ci sono 27 posti letto che ricoverano mediamente un paziente con degenza di circa 8 giorni, “per cui una unità con 4 posti letto ricovera circa 130 pazienti l’anno”, prosegue.

Un numero importante rispetto a un costo esiguo del personale e, soprattutto, rispetto alla spesa annua sostenuta dalla sanità regionale.

L’unità di cura dell’ictus di Avezzano, per esempio, “è retta dal responsabile con il ruolo di universitario di integrazione Asl, ed è supportata dal contributo volontario di altri medici che gestiscono, inoltre, il reparto di geriatria. Gli altri medici, infine, lavorano anche per i sette letti di lungodegenza e sostengono più di mille consulenze al Pronto soccorso e in tutto l’ospedale”.

“Il costo della stroke unit è esiguo – conclude Marini – ed è legato indissolubilmente a quanto si risparmierebbe in termini di disabilità e degenza”.