L’AQUILA – Precari “a due velocità”, quelli di serie A, del Comune dell’Aquila, e quelli di serie B, degli altri Comuni del “cratere”.
È un refrain già noto, il dualismo tra capoluogo e piccole amministrazioni, quello evidenziato da Sandro Ciacchi, vice sindaco di Goriano Sicoli (L’Aquila) e coordinatore aggiunto dei sindaci delle altre zone terremotate.
In questo caso, la disparità tra chi ha la parte del leone e chi subisce è data dalla differenza della lunghezza della proroga dei contratti ai lavoratori pregati impiegati fin qua nella ricostruzione: sei mesi alla città più grande, solo due a tutti gli altri.
“Nella legge di stabilità non è stata data nessuna attenzione ai sindaci del ‘cratere’, ai problemi che abbiamo, ai nostri precari”, sbotta ad AbruzzoWeb.
“Come è giusto che fosse – aggiunge Ciacchi – sono state date risposte all’Aquila, ma avrebbero dovuto darne anche ai lavoratori dei Comuni e della Provincia”.
Sono circa 110, due per ogni Comune ma qualcuno lavora in più amministrazioni, i precari che hanno tirato la carretta fin qua in tutto il “cratere”, occupandosi di tenere in piedi uffici tecnici che altrimenti sarebbero stati travolti dalle pratiche.
La proroga era stata inizialmente esclusa e infatti non figura nella vecchia finanziaria, ma ci vorrà un provvedimento ad hoc, con l’istanza recepita dal governo grazie all’intercessione del funzionario statale Aldo Mancurti, che ha governato i rimasugli della gestione commissariale di Gianni Chiodi, e al nuovo super manager Paolo Esposito. Due i mesi previsti, gennaio e febbraio.
Peggio di tutti in Provincia dell’Aquila, dove una quarantina di lavoratori è stata fatta fuori senza troppi complimenti, suscitando un mare di polemiche.
Diversa la situazione del Comune dell’Aquila, dove 37 lavoratori dei settori sociale e ripianificazione hanno ottenuto sei mesi di slittamento, fine a giugno, grazie a un emendamento infilato appunto nella legge di stabilità.
E proprio sui relatori di questo provvedimento, ultimo atto del governo Monti, piovono gli strali di Ciacchi, visto che si trattava di due parlamentari abruzzesi.
“Giovanni Legnini e Paolo Tancredi – la protesta – avevano l’obbligo di tenerci in considerazione. Invece sono state trovate risorse per la provincia teramo, legittimamente, ma esiste anche quella dell’Aquila e andava trattata nello stesso modo”.
In ogni caso a razzerare disparità e lamentele arriverà il “concorsone”, la maxi selezione per assumere 300 lavoratori a tempo pieno per la ricostruzione attualmente in fase di svolgimento.
Tutti i precari saranno prima o poi sostituiti dai nuovi assunti, e Ciacchi già trema.
“Se ci saranno vincitori già a conoscenza della materia saranno in grado di essere operativi fin da subito – evidenzia – altrimenti per il necessario apprendistato rischiamo di ritardare altri due-tre mesi”.
Insomma, “i Comuni rischiano di avere i soldi per la ricostruzione, ma non la capacità di spenderli”. Un paradosso, uno dei tanti di questa difficile ricostruzione.



