L’AQUILA – Era salito alla ribalta della cronaca con l’accusa di essere un furbetto del terremoto, l’ex sindaco di Prata d’Ansidonia Francesco Di Marco: secondo le accuse aveva assegnato, abusando del suo potere di primo cittadino, un modulo abitativo provvisorio alla madre Irene Bologna e alla sorella Maria Di Marco, che non ne avevano titolo perché in possesso di una casa agibile in paese.

Il calvario giudiziario è si è concluso ieri con una sentenza di non luogo a procedere emessa dal giudice Marco Billi perché “il fatto non sussiste”.

E questo perché, spiega il gup nella motivazione della sentenza, la madre era all’epoca dei fatti invalida al 100 per cento, con diritto di accompagnamento, priva di autonoma deambulazione, e la sorella si era dedicata ad accudirla.

Pertanto indipendentemente dalla contitolarità formale del’appartamento agibile di Prata d’Ansidonia, dove era invece andato a vivere il sindaco Di Marco, avevano pieno diritto di richiedere e ottenere un modulo abitativo provvisorio, perché l’appartamento, come confermato da una relazione tecnica, era caratterizzato dalla presenza di barriere architettoniche e i diversi ambienti, ovvero camere da letto, cucine e bagno, erano su piani diversi.

“È evidente – scrive il gup – che Bologna Irene e Di Marco Maria non avevano materiale e concreta disponibilità di nessun immobile”, e “la dichiarazione che attesta la non disponibilità di altri appartamenti resa al momento della chiusura delle tendopoli non pare connotata da profili di intenzionale falsità e può al massimo da ritenersi incompleta”.