ALBA ADRIATICA – Galeotto fu il post sul suo profilo Facebook, in cui raccomandava una strategia sicura in materia di migranti, come “regalare a chi non ha diritto di stare in Italia una crociera senza ritorno per la costa africana”.
Dopo le polemiche di fine agosto, la rimozione dei post e la correzione del tiro sulle frasi somiglianti più a un segretario leghista che del Partito democratico, Gabriele Viviani, segretario della sezione comunale di Alba Adriatica (Teramo) adesso si vede presentare il conto dal partito.
La commissione di garanzia democratica regionale ha, infatti, commissariato la sezione e Viviani è stato rimosso dalla responsabilità di dirigerla e non potrà più tesserarsi con il Pd.
L’estromissione di Viviani è vista da molti come una vendetta postuma, consumata sull’altare dell’imminente congresso provinciale che contrappone due “correntoni” interni ai Dem teramani.
Non a caso l’ormai ex segretario è il fautore della sconfitta renziana alle primarie di aprile, dove proprio Alba Adriatica ha fatto segnare l’exploit di Andrea Orlando, in assoluta controtendenza rispetto al nazionale e quello stesso che dichiaratamente aveva votato “no” al referendum costituzionale di dicembre.
MARIANI: “PRONTO A RICONSEGNARE LA TESSERA, VOGLIONO COLPIRE ME”
“Se il partito ha preso questa piega, valuto la possibilità di riconsegnare la tessera. Non mi ci riconosco più”.
Così il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Sandro Mariani, sull’espulsione del segretario Viviani.
Sul provvedimento della commissione di garanzia sulla quale, peraltro, spiega di non sapere “nulla di ufficiale, ma se ci fosse l’espulsione non mi sorprenderebbe”, pur senza mai fare i nomi, Mariani attacca il segretario regionale, Marco Rapino, e il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso.
“Credo che il partito si debba occupare di cose più serie rispetto a casi legati a persone dal comportamento cristallino che hanno avuto atteggiamenti leali e insindacabili a favore del partito”, sbotta.
Entrando, poi, nel merito del caso, il capogruppo sottolinea che “è stata un’esternazione che poteva essere oggetto di un richiamo, ma non di un’espulsione”.
“Altrimenti bisognerebbe cacciare tutti coloro,e sono tantissimi, che criticano il segretario nazionale Renzi – aggiunge – Un partito deve essere un luogo dove ognuno può dire la sua”.
Mariani difende Viviani, un suo fedelissimo, in un momento in cui, tra l’altro, fervono i preparativi e le manovre per il congresso provinciale dove si scontreranno lo stesso capogruppo e l’assessore regionale all’agricoltura Dino Pepe.
“C’è una strategia tesa ad attaccare continuamente la mia persona – protesta – perché sono un uomo libero che fa gli interessi della collettività”.
E ancora, per il capogruppo, “è evidente che si vuole colpire me colpendo persone che mi sono vicine, la mia storia parla chiaro e credo che certe mie battaglie, come l’ultima relativa alla richiesta di compiere approfondimenti sulle vaccinazioni, non siano state gradite”.
“Se, però, la linea del partito è quella di omologare pensieri e azioni – aggiunge Mariani – allora in questo partito non mi ci riconosco più”.
Il capogruppo all’Emiciclo fa poi sapere che “ci saranno le sedi e le occasioni per discutere di quanto accaduto” e che ha già “chiesto un incontro al segretario regionale per capire quale sia la linea del partito”.
Inoltre Mariani rimarca che “è alle porte il congresso regionale del Pd e in quella sede vedremo se ci cacceranno tutti e ci costringeranno a prendere strade diverse”.
LICHERI (SI): “IL PD STIA ATTENTO AI SUOI DIRIGENTI”
I primi a rallegrarsi di questo provvedimento, che acuisce le polemiche interne ai Dem locali, sono gli esponenti di Sinistra italiana, quegli stessi che allora hanno gridato allo sdegno.
“Non tutte le ciambelle riescono con il buco – scrive Daniele Licheri, segretario regionale di Si – Sinistra italiana è aperta a discutere con tutti, ma con chi manifesta intolleranza e razzismo non abbiamo altre parole se non di condanna”.
“Soffiare sul fuoco dell’odio, deridere o essere sprezzante sulla pelle di persone che vivono situazione drammatiche è intollerabile e purtroppo ormai alla scuola di Salvini ci sono troppi scolari che sperano di prendere qualche voto in più giocando sulla pelle dei migranti”, prosegue.
“Spero che Viviani abbia imparato la lezione, e che il Partito democratico stia più attento alla selezione del suo gruppo dirigente”, conclude.






