PESCARA – Sit-in di protesta questa mattina a Pescara degli operatori commerciali (spedizionieri doganali, agenzie marittime, società di rimorchi, ormeggiatori e piloti) del porto canale che chiedono interventi urgenti per far ripartire il dragaggio del fiume (di nuovo fermo), e non far definitivamente chiudere lo scalo marittimo.
“A due anni e mezzo dall’allarme lanciato per lo stato dei fondali del fiume – ha dichiarato l’agente marittimo Bruno Santori – le cose sono ulteriormente peggiorate, a causa anche di un dragaggio che così come è fatto oggi, serve a poco, se non a buttare a mare soldi pubblici”.
“Fino ad ora – ha detto ancora Santori – sono stati spesi oltre 2,5 milioni di euro, per far restare la situazione così come era prima. La politica e le istituzioni tutte, devono prendere coscienza che altrimenti sarà la fine. Noi siamo solidali con i pescatori, e auspichiamo interventi urgenti. Fra questi chiediamo in particolare che la Capitaneria di Porto di Pescara adotti immediatamente le procedure cosiddette di Somma Urgenza, in modo da permettere all’immediato ripristino della discarica a mare dei fanghi, che costerebbe meno, consentendo allo stesso tempo di passare da uno smaltimento di 17 mila metri cubi di fanghi a oltre 240 mila metri cubi. Solo in questo modo si potrà tentare di salvare il porto dalla chiusura che di fatto è già in atto da giorni”.
Gli operatori commerciali hanno denunciato la situazione incredibile della petroliera Niker è fuori rada e al largo del porto canale, in quanto per il pilota non sussistono al momento le condizioni minime di sicurezza per permettere l’ingresso del natante in porto.
GLI OPERATORI MOSTRANO MANIFESTO FUNEBRE DEL PORTO
PESCARA – Con un manifesto funebre che annuncia la morte del porto di Pescara gli operatori economici sono tornati a denunciare la situazione dello scalo marittimo pescarese.
Nel corso di una conferenza stampa, stamani, gli operatori hanno fatto il punto della situazione sottolineando che praticamente il porto è chiuso: “tutte le attività commerciali – ha detto Bruno Santori, operatore portuale – sono sospese. Abbiamo sollevato un allarme da oltre due anni – ha proseguito – ma non c’è stato un solo centimetro di fondale guadagnato. La situazione del fondale è ulteriormente peggiorata e ha causato di fatto la chiusura del porto”.
“Nel 2009 – ha sottolineato Santori – avevamo 5 metri di fondale oggi arriva a 4 metri scarsi. Le aziende sono in grande difficoltà e rischiano di chiudere. Non eslcudiamo di assumere iniziative di tipo legale”.
Per quanto riguarda i collegamenti con la Croazia gestiti dalla Snav Sartori ha assicurato che al momento non si dovrebbero essere rischi.
Anche il pilota del porto ha detto che lo scalo pescarese è insicuro “dopo l’ultima mareggiata non si riesce a fare manovra”.
Anche un altro operatore, Giuseppe Ranalli, ha fatto notare che sostanzialmente il porto è chiuso: “c’è una petroliera ferma da cinque giorni. Non c’è chiarezza, non conosciamo, ad esempio, i risultati delle analisi. Chiediamo – ha aggiunto – risposte certe e in particolar modo una strategia per risolvere la situazione”.
Da parte sua Lorenzo di Properzio, di Abruzzo Costiero, ha sostenuto che la vicenda inizialmente è stata sottovalutata dai politici e che ci sono tanti posti di lavoro a rischio: “ci sono aziende che hanno già chiuso e – ha sostenuto – altre che sono a rischio. Non bisogna poi dimenticare la questione del porto canale perché l’insabbiamento prosegue e prima o poi il problema per i pescatori sarà ancora più pesante”.





