PESCARA – Con un manifesto funebre che annuncia la morte del porto di Pescara gli operatori economici sono tornati a denunciare la situazione dello scalo marittimo pescarese.
Nel corso di una conferenza stampa, stamani, gli operatori hanno fatto il punto della situazione sottolineando che praticamente il porto è chiuso: “tutte le attività commerciali – ha detto Bruno Santori, operatore portuale – sono sospese. Abbiamo sollevato un allarme da oltre due anni – ha proseguito – ma non c’è stato un solo centimetro di fondale guadagnato. La situazione del fondale è ulteriormente peggiorata e ha causato di fatto la chiusura del porto”.
“Nel 2009 – ha sottolineato Santori – avevamo 5 metri di fondale oggi arriva a 4 metri scarsi. Le aziende sono in grande difficoltà e rischiano di chiudere. Non eslcudiamo di assumere iniziative di tipo legale”.
Per quanto riguarda i collegamenti con la Croazia gestiti dalla Snav Sartori ha assicurato che al momento non si dovrebbero essere rischi.
Anche il pilota del porto ha detto che lo scalo pescarese è insicuro “dopo l’ultima mareggiata non si riesce a fare manovra”.
Anche un altro operatore, Giuseppe Ranalli, ha fatto notare che sostanzialmente il porto è chiuso: “c’è una petroliera ferma da cinque giorni. Non c’è chiarezza, non conosciamo, ad esempio, i risultati delle analisi. Chiediamo – ha aggiunto – risposte certe e in particolar modo una strategia per risolvere la situazione”.
Da parte sua Lorenzo di Properzio, di Abruzzo Costiero, ha sostenuto che la vicenda inizialmente è stata sottovalutata dai politici e che ci sono tanti posti di lavoro a rischio: “ci sono aziende che hanno già chiuso e – ha sostenuto – altre che sono a rischio. Non bisogna poi dimenticare la questione del porto canale perché l’insabbiamento prosegue e prima o poi il problema per i pescatori sarà ancora più pesante”.




