PESCARA – “Il governo regionale è costantemente in contatto con i vertici della Banca Popolare di Bari”.

L’annuncio è dell’assessore alle Attività produttive Mauro Febbo, in merito al commisariamento uno dei più importanti istituti bancari italiani, tracollato per prestiti allegri ed anche per l’onerosa l’acquisizione di Banca Tercas nel 2013-2014, anche su impulso della Banca d’Italia.

La Popolare di Bari solo in Abruzzo conta 100 sportelli con circa 800 dipendenti, dislocati principalmente nelle province di Pescara e Teramo.

Il governo ha varato un decreto per il salvataggio, dal valore di 900 milioni di euro, la Procura di Bari ha aperto un fascicolo per appurare le responsabilità del dissesto.

Lancia l’allarme anche la Federazione consumatori italiana, composta da Aeci, Aiace, Codici e Konsumer, ricordando che le azioni della banca hanno subito una svalutazione di oltre il 70%, e che 70 mila risparmiatori si sono ritrovati con titoli che non hanno praticamente più valore.

“Priorità in questa fase – afferma Febbo – è rassicurare e salvaguardare i clienti e risparmiatori della Banca Popolare di Bari soprattutto alla luce del Decreto Legge approvato dal Consiglio dei Ministri nella serata di ieri dove vengono introdotte misure urgenti per il sostegno al sistema creditizio del Mezzoggiorno per la realizzazione di una banca di investimento”.

“Su questo preciso punto -, dice Febbo -, a gennaio chiederò ai commissari appena nominati, Enrico Ajello e Antonio Blandini, un incontro per capire riorganizzazione ed obiettivi dell’Istituto che deve diventare punto di riferimento del Sud ed in virtu’ della sua radicazione nella nostra Regione del nostro territorio”.

“Come sempre ho sostenuto, nella nostra Regione vi è l’esigenza di tutelare e rafforzare il sistema creditizio soprattutto nei confronti delle piccole e medie imprese”.

“Sono convinto”, conclude, “che sarà possibile instaurare velocemente un buon rapporto con la futura Banca del Sud non solo per aiutare aziende e territorio, ma soprattutto per ridurre il divario che ci separa con le regioni del Nord”.

Anche la Federazione consumatori italiana, in cui ha un ruolo di primo piano Codici Abruzzo, sta seguendo con grande attenzione gli ultimi sviluppi della situazione. “Nel corso dell’ultimo anno – si legge in una nota – le azioni hanno subito una svalutazione di oltre il 70%. Circa 70 mila risparmiatori si sono ritrovati con titoli che non hanno praticamente più valore e gli scambi si sono quasi azzerati. Gli azionisti sono stati indotti a fare un investimento che in realtà era azzardato e speculativo – sottolinea la Fci – hanno ricevuto prospetti informativi insufficienti, accompagnati da rassicurazioni sulla possibilità di rivendere le azioni che purtroppo per molti non si è concretizzata. Ci auguriamo che il Governo mantenga le promesse che hanno accompagnato l’annuncio del decreto, tutelando realmente e rapidamente i risparmiatori. La nostra richiesta è molto semplice e netta – conclude la Federazione Consumatori Italiana – devono essere rimborsati e, in caso di illeciti, risarciti per il danno subito”.

Questo è anche l’obiettivo dell’azione collettiva avviata dalla Fci.

“È da molto tempo che denunciamo la situazione della Bpb – dichiara il segretario nazionale di Codici Ivano Giacomelli – abbiamo proposto diverse iniziative per tutelare i risparmiatori. Abbiamo preso parte anche al comitato paritetico che si è costituito per affrontare la vicenda, ma poi ne siamo usciti quando ci siamo resi conto che era una presa in giro per i consumatori. Ci auguriamo che la Procura faccia piena luce sulla gestione della Bpb e che con il decreto approvato dal Governo si volti finalmente pagina, aprendo una nuova fase che porti al rimborso integrale dei risparmiatori”.

Il presidente di Aeci Ivan Marinelli aggiunge: “Vorremmo, per una volta, che i consumatori non siano le vittime predestinate. Vorremmo, per una volta, che si pensi innanzitutto ai risparmiatori e alle famiglie. Vorremmo anche che, per una volta, ci siano anche dei colpevoli e delle spiegazioni plausibili. Vorremmo anche che, qualora si decida di salvare la banca con i soldi pubblici, lo Stato si impegni a perseguire le giuste responsabilità anche per evitare che nel futuro altri amministratori possano agire alla leggera”.