L’AQUILA – “Nel caso dell’Aquila non ho ancora sentito parlare di esuberi nel settore farmaceutico. C’è molta consapevolezza e molto senso di responsabilità”.
Lo ha dichiarato ad AbruzzoWeb Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, parlando delle ripercussioni locali della crisi nazionale di settore a margine del convegno “Biotech e farmaco: nuove possibilità di cura, un’opportunità per il Paese”.
Dichiarazioni che rasserenano un quadro in verità fino a qualche mese fa molto molto più teso, in particolare a fine 2012, con minacce di lavoratori in bilico anche nell’Aquilano e riunioni frenetiche per scongiurare una vertenza profonda.
È vero che siamo un settore duramente colpito, non solo negli ultimi 10 anni ma nell’ultimo in particolare: 4 manovre governative, in tutte si è limitata la farmaceutica a volte senza portare vantaggi al servizio sanitario nazionale – ha sottolineato il presidente – Questo ha portato problemi che si sono concretizzati con 1.500 addetti in meno solo nello stesso anno e altri 2 mila previsti, ma al momento non mi risulta che in questo polo sia un problema e mi auguro che non lo sia”.
In tal senso, Scaccabarozzi ha voluto affermare che “oggi è la giornata dell’ottimismo e non potevamo non venire all’Aquila, che per noi è un polo importante. Abbiamo 7 fabbriche, un centro di ricerca, 2.500 addetti tra diretti e indotto e una ricerca di eccellenza soprattutto sull’area biotech”.
“Siamo in un luogo che mi suscita emozione e vicinanza alla popolazione di questo territorio, che ha tanto bisogno di ottimismo e le biotecnologie lo danno nella salute – ha detto, ricordando la costruzione della tensostruttura del polo universitario di Coppito che ospitava il convegno – All’indomani del terremoto venimmo qui e costruimmo questa struttura proprio per essere vicini a chi ospita queste imprese”.
Da Scaccabarozzi anche un invito alla politica: “Ci aspettiamo un po’ di rispetto per gli addetti di questo settore strategico. È una questione di attenzione nei confronti di settori che danno rilancio al Paese, sia dal governo che dagli enti locali – ha concluso – oggi abbiamo 21 sistemi sanitari regionali di altrettanti piccoli con cui è impossibile relazionarsi”. Alberto Orsini



