L’AQUILA – “In preda a deliri di onnipotenza, oramai il sindaco dell’Aquila è in guerra contro tutti: Biondi è entrato in rotta di collisione anche con il presidente del Consiglio regionale Sospiri – uomo forte di Forza Italia – nel silenzio, imbarazzato e imbarazzante, del suo partito oltre che della Lega e degli stessi ‘azzurri’.”
Così in un comunicato stampa il segretario del Pd L’Aquila, Nello Avellani, sulla vicenda dell’emendamento approvato dal Consiglio regionale in merito alle nomine dei comandanti della Polizia locale.
LA NOTA
D’altra parte, pensando di utilizzare le Istituzioni come fossero ‘cosa propria’ – come accade all’Aquila dal 2017, con la complicità di consiglieri comunali e assessori ormai ridotti ad ossequioso silenzio, e a professione di obbedienza – Biondi ha imposto a Marsilio l’approvazione di un emendamento all’Assestamento di bilancio di Regione Abruzzo per modificare la legge regionale 42 del 2013 sull’ordinamento della Polizia Locale che rappresenta un vero e proprio schiaffo all’autonomia del corpo, consentendo la nomina a comandanti di dirigenti non appartenenti alla Polizia locale, in violazione dei principi della legge 65/1986 e in contrasto con i principi costituzionali. E ciò per risolvere una grana tutta interna al Comune dell’Aquila.
Un passo indietro, per spiegare una vicenda che ha assunto toni grotteschi e che racconta del modo in cui il sindaco dell’Aquila pensa di poter gestire il potere, calpestando perfino i pronunciamenti di Tar e Consiglio di Stato pur di dare soddisfazione agli appetiti suoi e del suo ‘cerchio magico’.
In questi anni Biondi ha affidato il ruolo di comandante della Polizia municipale, illegittimamente, prima al fedelissimo dirigente dei servizi finanziari Tiziano Amorosi e poi al dirigente dell’avvocatura Domenico de Nardis.
Già nel 2023, però, il Tar aveva chiarito che, come previsto appunto dalla legge regionale 42 del 2013, il Comune avrebbe dovuto nominare un vero Comandante, funzione attribuibile soltanto a personale inquadrato nei ruoli della Polizia Locale. Insomma, de Nardis doveva lasciare l’incarico.
Biondi tirò dritto e decise di ricorrere al Consiglio di Stato che, come ovvio, confermò la sentenza del Tar. E che cosa ha fatto a quel punto?
Convinto di essere al di sopra delle leggi, ha nominato, di nuovo, un dirigente; indovinate chi? Il fedelissimo Tiziano Amorosi; illegittimamente, per la seconda volta.
Altro ricorso, e altra pronuncia del Tar che ha bastonato il Comune dell’Aquila.
Che è successo, dunque? Biondi ha incredibilmente fatto ricorso, per la seconda volta, al Consiglio di Stato che è stato costretto a ribadirgli l’illegittimità delle sue scelte. Ovviamente, il Comune è stato condannato a pagare le spese legali: non ha pagato Biondi, però, ma le cittadine e i cittadini dell’Aquila.
Mica è finita qui: messo alle strette, il sindaco dell’Aquila ha preferito stipulare un’apposita convenzione con il Comune di Ascoli Piceno, guidato da un primo cittadino amico – ed esponente di Fratelli d’Italia – per avere a scavalco a capo dei Vigili Patrizia Celani, comandante della Polizia Locale di Ascoli, presente all’Aquila una volta a settimana.
In una realtà complessa come la nostra, con le criticità quotidiane che si riscontrano, a capo della Polizia Locale abbiamo avuto, una volta a settimana, il comandante dei Vigili di Ascoli.
Una decisione incomprensibile politicamente, e di nuovo illegittima tant’è vero che, a fronte dell’ennesimo ricorso, il Tar ha bocciato anche questa nomina.
E arriviamo all’ultimo colpo di teatro: Biondi ha pensato di aggirare il problema imponendo la modifica della legge attraverso l’emendamento approvato in Consiglio regionale che, però, è finito al centro di una feroce battaglia tutta interna al centrodestra, col presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri che ha promesso di rivedere la norma vergognosa approvata dall’assise.
Oggi Biondi urla alla luna, in assoluta solitudine, senza che nessuno lo difenda, neanche il suo partito, con tutti i sindacati sulle barricate: attacca tutto e tutti, tenta ricostruzioni fantasiose, se la prende – ovviamente – anche con l’amministrazione di centrosinistra che ha governato la città fino al 2017.
Icaro insegna, però, che l’eccessiva ambizione e la superbia conducono agli abissi.
Come Pd, con il presidente della Commissione di Garanzia Stefano Palumbo e i nostri consiglieri Stefano Albano e Stefania Pezzopane, abbiamo inoltrato una puntuale relazione alla Corte dei Conti: è evidente, infatti, come sia maturato un pesante danno erariale per la cattiva condotta amministrativa della giunta Biondi.
Ci aspettiamo che la Corte dei Conti, che fino ad oggi non ha risposto alle sollecitazioni, voglia approfondire.
Intanto, ringraziamo il senatore Michele Fina per aver deciso di portare la vicenda in Parlamento: non si può fare della legge uno strumento per risolvere i propri problemi amministrativi. Ed è inaccettabile offendere in questo modo le istituzioni regionali e chi le guida.





