L’AQUILA – La Corte Costituzionale ha accolto il ricorso presentato dalla Regione Abruzzo, dichiarando l’illegittimità di una norma del decreto Sblocca Italia e stabilendo quindi che, trattandosi di materia concorrente, non è competenza esclusiva dello Stato, senza alcun coinvolgimento delle Regioni, emanare il “Disciplinare tipo per il rilascio e l’esercizio dei titoli minerari per la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma, nel mare territoriale e nella piattaforma continentale”.

Lo fa sapere in una nota il sottosegretario regionale Mario Mazzocca, per il quale “questa sentenza riapre una partita che il governo considerava chiusa, con un provvedimento che toglieva alle Regioni, e con esse alle comunità locali, ogni possibilità di intervento sulle politiche energetiche”.

“Ora abbiamo l’opportunità di far valere le nostre ragioni in merito a progetti che, in nome di un interesse nazionale, tutto da dimostrare, mettono a rischio la sicurezza dei cittadini, la salubrità dell’ambiente e la possibilità di programmare lo sviluppo assecondando le vocazioni dei nostri territori”.

“Questa tendenza – ha concluso Mazzocca – è stata resa possibile dalla vittoria del No al referendum del 4 dicembre, che ha lasciato in vigore quanto stabilito negli articoli 117 e 118 della nostra Costituzione”.

Ad essere dichiarato illegittimo, con la sentenza 170 pubblicata il 12 luglio scorso, è stato il comma 7 dell’art. 38 del Decreto legge 133 (Sblocca Italia).

Insieme alla Regione Abruzzo avevano presentato ricorso, tra le altre, le Regioni Lombardia, Campania e Veneto.