VASTO – “Il centrodestra è in ritardo nella preparazione della campagna elettorale per le regionali, il governatore Gianni Chiodi stia attento, perché il suo probabile concorrente, Luciano D’Alfonso, è uno in grado di trovare il minimo comune denominatore dei progetti politici, quindi rischia di portare con sé formazioni che il Popolo della libertà pensa siano già sue alleate”.

Massimo Desiati, attuale vice coordinatore abruzzese di Grande Sud e consigliere comunale a Vasto (Chieti), con un trascorso da “uomo convintamente di destra” prima con il Movimento sociale, poi con Alleanza nazionale, partito che ha rappresentato all’Emiciclo nel decennio 1995-2005, non dà per scontata l’adesione del movimento alla causa del presidente della Regione uscente.

“Alle politiche abbiamo scelto di correre con Silvio Berlusconi perché c’è stata un’apertura nei confronti delle nostre istanze – spiega – ma noi non procediamo per innamoramenti, quindi attendiamo di sapere qual è il programma del centrodestra in vista delle regionali”.

Al momento, però, sottolinea polemico “manca l’impulso dei partiti che compongono la maggioranza uscente a definire l’idea per l’Abruzzo del futuro e quindi i compagni di percorso, perché i leader del Pdl e i loro rappresentanti in periferia sono troppo presi dalle tattiche di corto respiro e tralasciano da parte la strategia complessiva”.

“Una classe politica che trascura leggi e delibere e si dedica solo a sagre paesane e cene”, aggiunge al vetriolo mentre rimpiange i tempi “in cui in Abruzzo si muovevano giganti del calibro di Nino Sospiri“, deputato di lungo corso e sottosegretario ai Trasporti, scomparso all’inizio del 2006.

Dopo l’abbraccio con il centrodestra alle elezioni di febbraio cosa farà Grande Sud alle regionali?

Innanzitutto stiamo verificando se andremo con il nostro simbolo, come abbiamo fatto alle politiche raccogliendo un risultato non soddisfacente, o sceglieremo di inserire nostri candidati in uno schieramento civico. Certamente non ci faremo fagocitare da altri partiti. Nel frattempo, però, aspettiamo una proposta programmatica concreta per decidere le alleanze, e in questo senso il centrodestra è nettamente in ritardo.

Perché una lista civica e non, per esempio, una compagine in grado di assicurare un consenso percentualmente più sostanzioso?

Per il fatto che Grande Sud nasce come forza civica e non partitica, che ha messo insieme varie esperienze, come quella che rappresento, Progetto per Vasto, che alle comunali ha raccolto il 20% e ha sfiorato il ballottaggio. È finito il tempo dei concetti “tagliati con l’accetta” e delle ideologie, adesso serve di lavorare sulle istanze che provengono dal territorio, garantendo la partecipazione popolare dei cittadini alle scelte.

Strano sentir parlare di de-ideologizzazione da una persona che ha militato in partiti a forte trazione identitaria come Alleanza nazionale o, ancor di più prima, come l’Msi.

Sono una persona profondamente di destra, ma è proprio questo mio percorso politico che mi porta a ragionare in questo modo. Cito un intellettuale molto in voga tra i giovani missini a cavallo degli anni ’70 e ’80, Marco Tarchi: “l’ideale di una terza via inaugurò l’epoca contemporanea, in cui, come è stato detto, si è figli del proprio tempo e non dei propri padri. Un’epoca ancora da indagare”. Tarchi scriveva questo nel 1983, tre decenni dopo siamo ancora alla ricerca di questa terza via. Personalmente, a 56 anni, dopo aver letto molto, sono alla ricerca dei “perché” e non delle “giustificazioni”.

Torniamo alla politica regionale, il suo giudizio su Chiodi?

Ha ottenuto buoni risultati in alcuni settori, vedi l’avviato risanamento della sanità abruzzese, ma alla prova dei fatti si è trovato piuttosto solo. Ha incarnato l’anima di prospettiva del centrodestra, però i partiti l’hanno imbrigliato: d’altra parte dove arrivano le segreterie finisce la buona politica.

E sul Pdl?

Mi piacerebbe che leggessero più norme e delibere lasciando meno spazio a sagre paesane e cene. La cosa peggiore è che i vertici hanno fatto scuola, per cui c’è una sorta di “filiera”: i comportamenti dei big sono ripresi pari pari dai rappresentanti locali che contano.

E sul probabile avversario di Chiodi, l’ex sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso?

È un competitore temibile, una persona capace di trovare i comuni denominatori dei vari progetti politici e quindi ad aggregare, l’attuale governatore dovrebbe prendere esempio e iniziare a dialogare con i potenziali alleati.

Sulla base di quali priorità?

Primo: il marketing territoriale, cioè la capacità di mettere insieme i vari fattori economici locali per valorizzarli, e preciso che non sto parlando solo di turismo, ma anche di impresa, lavoro, infrastrutture, sociale. Secondo: rispettare le vocazioni locali, calando i progetti nelle specificità delle varie realtà, che vuol dire, per esempio, che di fronte alle nostre spiagge non possono esserci le trivelle petrolifere. Terzo: la macro-Regione Marche-Abruzzo-Molise di cui tutti parlano ma cui non è stato dato seguito. Se non si ragiona in termini più ampi del nostro futuro si commette il solito errore di non guardare oltre il proprio naso: abbiamo già perso la sfida dell’alta velocità, che taglia fuori la nostra regione dal collegamento Adriatico-Tirreno, dobbiamo recuperare tanto terreno puntando su soluzioni alternative valide, come il rilancio delle aree portuali.

C’è un esponente di centrodestra che negli ultimi anni ha spiccato per qualità?

Per Chiodi vale quanto detto, poteva fare ma è stato frenato dai partiti, l’unico che vale la pena di citare è Nino Sospiri. Un’altra statura d’uomo e di politico. Pierluigi Biondi