CAMPOTOSTO – “Prima di ricostruire le case, dalle nostre parti bisogna salvare i tessuti sociale e lavorativo. Altrimenti, quando e se le case saranno ricostruite, nessuno le abiterà. Perché saranno già andati via tutti”.
Non è un appello semplice da lanciare, ma la logica di certi amori non ammette rinvii, o ripensamenti.
Lo sa benissimo Livio De Angelis, che lavora a Roma ma che è di Poggio Cancelli, frazione di Campotosto (L’Aquila), uno dei luoghi che rischia di spopolarsi, tra terremoti che non smettono di far danni e una gestione deficitaria di fronte alle ultime nevicate che da quelle parti di eccezionale hanno ben poco, senza dimenticare la paura per una diga tenuta comunque sotto controllo.
Presidente di una associazione nata nel 2016 che raccoglie tutti i circa 300 “spartani” di Poggio Cancelli, tra residenti e non, De Angelis insieme agli altri non intende cedere di fronte a un destino che pare sempre più inevitabile.
“In pochi sanno in che condizioni si trova questo pezzo di territorio – spiega De Angelis ad AbruzzoWeb – dal 2009, cioè dal terremoto dell’Aquila e soprattutto da quelli che qualche giorno dopo il 6 aprile ebbero come epicentro Campotosto. Passando, purtroppo, dai terremoti del Centro Italia dell’agosto e dell’ottobre dell’anno scorso e dagli ultimi eventi sismici di pochi giorni fa”.
“Pian piano si stava arrivando a ricostruire, con i progetti pronti – prosegue – ma la situazione è precipitata. Ancora oggi, dal 2010, qui e nei dintorni, come a Mascioni, si vive ammassati nei Moduli abitativi provvisori (M.a.p.), che ormai non bastano più per tutti. Praticamente, il paese è confinato nei M.a.p.”.
Ma, per De Angelis, il dramma più consistente è quello del rischio spopolamento.
“Poggio Cancelli e dintorni potrebbero non riprendersi più – il timore di De Angelis -. Vogliamo contribuire a tenere vivo questo posto, ma se l’economia, specie quella degli allevatori, va a farsi benedire tra crolli di capannoni e stalle e con gli animali che muoiono, e se non si riesce neppure a costruire una piccola chiesa di legno per poter celebrare una messa in condizioni accettabili e per mettere al sicuro le statue rimaste nella chiesa danneggiata, come si fa?”.
“Avere l’opportunità di vivere e lavorarci – conclude – questo vogliamo Non ha senso ricostruire tutto quando non c’è più nessuno, qui si deve puntare anche ad avere un presidio di protezione civile fisso per le emergenze, dalle medicine per anziani al resto. Oppure, finirà tutto. Tra anziani che si deprimono e giovani che se ne vanno”.





