L’AQUILA – Senza condivisione, senza un piano strategico,  se non si uscirà dalla “logica del bancomat”, i 200 di miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), non creeranno il numero di posti di lavoro atteso e necessario, come avvenuto del resto con la ricostruzione post-sisma 2009, visto che, numeri inediti alla mano, dal 2012 al 2019 nel cratere sismico aquilano l’occupazione, anche a tempo determinato, è diminuita, sia nel settore pubblico che in quello privato, persino nel settore dell’edilizia, nel cantiere più grande d’Europa, sia rispetto al periodo antecedente al terremoto del 6 aprile 2009, ma anche rispetto a tutta la situazione italiana.

Questo il preoccupante quadro emerso, e i campanelli d’allarme che hanno risuonato dal convegno “Obiettivo lavoro, le occasioni per L’Aquila e l’Appennino”, che si è svolto nella sede Ance dell’Aquila oggi pomeriggio, organizzato dalla deputata del Partito democratico, Stefania Pezzopane, dedicato in particolare all’utilizzo dei fondi del Pnrr, oltre 200 miliardi per l’Italia, che si aggiungono ai 14 miliardi di euro del progetto React Eu, e solo per i crateri sismici 2009 e 2016 a 1,8 miliardi dell’asse specifico del Pnrr, e ancora ai fondi comunitari per l’Abruzzo, della programmazione dei fondi europei 2021- 2027, pari a 2,6 miliardi, ai 150 milioni del Cis, e ai 150 milioni dei fondi Restart, ancora per il solo cratere sismico 2009.

Sono intervenuti oltre alla deputata Pezzopane, Romano Benini, professore universitario, esperto di mercato del lavoro, dello staff operativo del Commissario alla Ricostruzione 2016 Giovanni Legnini per l’attuazione del Pnrr e autore televisivo su Rai 3 di vari format che si occupano di lavoro tra cui l’ultimo Okkupati,  e ancora Giovanni Lolli, ex assessore attività produttive ed ex presidente vicario della Regione, il professor Lelio Iapadre, dell’Università dell’Aquila, economista e coordinatore del progetto ‘Territori aperti’ per la promozione dei territori del cratere sismico, Alberto Bazzucchi, ricercatore ed analista di dati, esperto di turismo e di economia del territorio. Presenti rappresentanti di categorie sociali e sindacati, imprese, sindaci ed amministratori del territorio, università e formazione, e operatori del territorio.

Nell’aprire i lavori, Pezzopane ha spiegato che “stiamo affrontando una sfida epocale: l’utilizzo dei  miliardi di euro dei fondi del Pnrr, un nuovo Piano Marshall, e senza basarci sulla conoscenza, sui numeri, a cominciare da quelli delle concrete ricadute occupazionali, non si potrà che fallire. Occorre uscire dalla logica del ‘che tocca a me e del cosa tocca  a te’, dalla logica del bancomat. Anche per l’Abruzzo occorre un grande piano strategico, condiviso e concreto, tra le finalità del Pnrr c’è l’occupazione, delle donne e dei giovani, non ci si può limitare a piccole seppur importanti opere pubbliche”.

Ha poi definito il consiglio comunale dell’Aquila di lunedì sul Pnrr “un pianto greco, ero l’unica parlamentare presente su 21 eletti in Abruzzo, ad assistere un mortificante elenco della spesa, senza nessuna visione”.

Lolli ha dunque snocciolato i dati dal 2012 al 2019, per fotografare l’effetto della grande mole di miliardi che hanno fatto la fortuna di determinati segmenti dell’imprenditoria e delle professioni nei 56 comuni del cratere sismico 2009, a cominciare dal capoluogo L’Aquila ma non hanno avuto gli effetti attesi sull’occupazione: -20% addetti nel manifatturiero, contro il – 2,1% italiano, addirittura il – 19,3% nelle costruzioni, nel cantiere più grande d’Europa, contro il +20% in Italia, -12,4% nel settore del commercio, contro il +0,3 italiano, -7,4% nel settore delle attività professionali e tecniche.

A crescere solo gli addetti del settore della ristorazione e alberghiero, dell’8% ma rispetto al +20% in Italia. Diminuiti anche gli addetti della sanità e dell’università. In totale nel cratere sismico si sono persi il 5,5% delle imprese, l’1,4% solo a L’Aquila, contro una media dell’Abruzzo del – 4,7% e il -2,2% in Italia.

“I dati degli effetti dei fondi del sisma sul settore economico sono disastrosi – ha commentato Lolli -. Un esempio emblematico è che  abbiamo investito molto nel post sisma su farmaceutico e nel settore aereo-spaziale, e ad oggi abbiamo solo 1.400 addetti. Dall’altra parte va detto che i due settori, con i fondi post-sisma, hanno fatto grandi investimenti su macchinari e infrastrutture, che certamente rafforzano ora  la loro presenza a L’Aquila. Uno dei pochi settori a creare lavoro sono invece i call center, 1.400 persone, quasi tutti laureate. Altro aspetto, paradossale, è  che si sono persi lavoratori in edilizia nel pieno della ricostruzione.  E’ evidente che la formazione professionale va aggiornata”.

Il quadro generale lo ha illustrato il professor Iapatre:, “i salari in Italia sono diminuiti negli ultimi anni, in controtendenza rispetto a tutta l’Europa, l’errore più volte paventato non è la rigidità dei rapporti di lavoro, visto che sono sempre più flessibili, ma non ci sono stati vantaggi in termini di occupazione, e nemmeno in termini di produttività, perché non incentiva le imprese a investire sulle risorse umane. Ed anche oggi che c’è una ripresa, l’occupazione creata in Abruzzo è in prevalenza precaria, a tempo determinato. In prospettiva ci sono, secondo una stima, forse esagerata, 7 milioni di posti di lavoro a rischio con l’innovazione tecnologica e l’automazione della produzione. Con questa struttura demografica poi in Italia sarà insostenibile la spesa sanitaria e il sistema pensionistico. l’unica soluzione è attrarre immigrati e lo dico chiaro e tondo. C’è un aumento della disuguaglianza crescente, di redditi e opportunità. Nel Pnrr si parla di parità di genere, tra generazione e tra territori, ma è ovvio che non basta, non si parla esplicitamente di disuguaglianza economica”.

Infine l’atteso intervento di Benini: “La questione dello sviluppo dell’Appennino centrale è di priorità nazionale. Mancano giovani, residenti e forza per competere. – ha detto l’esperto -. Non è solo un problema abruzzese,  e si sta allargando sempre di più. Da qui è nata l’idea di un Pnrr complementare, che rappresenta oggettivamente una occasione epocale. Non ci sono mai state così tante risorse a disposizione. Ma non ci dobbiamo ridurci a infrastrutture fini a sé stesse, devono essere la premessa della crescita del capitale sociale e umano. Realizzeremo centri di ricerca, servizi sociali e alla persona, favoriremo le filiere agroalimentari, la filiera del legno. Ci sono tanti benefici a fondo perduto per investimenti, e non dovremo commettere errori del passato. Almeno il 70 per cento che stiamo mettendo in campo vorremmo spenderlo entro due anni. Purtroppo ci hanno detto no al bonus per la residenza nei piccoli centri, ma anche qui ci saranno risposte. Tutto questo crea lavoro? Io dico si sì, a patto che ci sia investimento sul capitale umano e sulla formazione. il 30%, 40% delle competenze necessarie sono di difficili reperibilità, mancano anche muratori e carpentieri”.

LA DIRETTA DI ABRUZZOWEB