L’AQUILA – Si torna all’antico, tanto caro ai sindaci dei piccoli comuni italiani.

Passa in Senato il disegno di legge di riforma degli enti locali, il ‘Delrio’, dal nome del sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri di Matteo Renzi, Graziano Delrio, che autorizza il terzo mandato (supera quindi le due legislature) per i sindaci dei Comuni fino a 3 mila abitanti.

Una vera e propria rivoluzione anche per le giunte dei comuni fino a 1.000 abitanti, che erano state azzerat: si tornerà a due assessori, mentre i consiglieri saranno aumentati da sei a dieci.

Il provvedimento era stato esaminato dalla Camera alla fine del 2013 per poi passare in commissione Affari costituzionali del Senato. In 100 comuni abruzzesi chiamati al voto il prossimo 25 maggio si rimettono così in discussione molti equilibri e, magari, si assisterebbe al ritorno in pista di sindaci già rassegnati a passare la mano.

“Lo aspettavamo da tempo – commenta ad AbruzzoWeb il sindaco di Poggio Picenze (L’Aquila), Nicola Menna – per quel che mi riguarda è una cosa positiva, colma una vera e propria lacuna che riguardava soltanto i piccoli comuni. E non lo dico perché per me è un’occasione verso la ricandidatura, non sarà così. Lo dico perché ritenevo e ritengo sia importante dare continuità amministrativa, specie per un comune terremotato, peraltro in un momento storico molto complicato”.

Dunque Menna esulta, ma con moderazione.

“Deve essere valutato il ‘contesto’ governativo, tra abolizione province e altre ‘voci’, cioè va capito se questa ‘vittoria’ si inserisce in un meccanismo migliorativo. Penso al patto di stabilità per i comuni, il cappio al collo per gli enti locali, che di fatto li commissaria. Non si può spendere niente, così non si può andare avanti. Deve essere abolito, non vedo altre soluzioni”.

Per il sindaco di Ovindoli (L’Aquila), Pino Angelosante, “è un giusto ripristino dei consigli comunali, non costavano niente e non costano niente e si davano da fare, erano attivi, propositivi, produttivi. Invece con le regole entrate in corsa le assemblee municipali non si riusciva neanche a convocarle. I sindaci – afferma – per poter poi attuare un programma hanno bisogno di tempo, perché in Italia la burocrazia è terribile. Quindi, si ha bisogno di più di un mandato. Sul terzo non sono né favorevole né contrario. L’importante è il ripristino numerico dei consiglieri e degli assessori”.

CENTI (ANCI): “GIUSTO DARE GARANZIE A CHI CONOSCE MACCHINA AMMINISTRATIVA”

“La nostra associazione si è battuta affinché si puntasse con decisione al terzo mandato, che reputiamo vitale per le piccole realtà. Andare alle elezioni con le vecchie regole sarebbe stato imbarazzante oltre che dannoso”.

Parola di Antonio Centi, ex sindaco dell’Aquila e attuale presidente della sezione abruzzese dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci).

“Le regole del governo di Mario Monti erano e sono limitative, Delrio invece riequilibra tutto. Nei piccoli Comuni, il terzo mandato è vitale per l’esistenza delle piccole realtà. In queste condizioni, con scarsità di fondi, con le difficoltà sempre più grandi per gestire la macchina pubblica, ha senso dare la possibilità agli amministratori con una certa esperienza di proseguire con una ‘macchina’ che conoscono già. Considerando che presentarsi alle elezioni per il terzo mandato non significa vincerle automaticamente, o impedire ad altri di affermarsi”.

“Direi che è arrivata l’ora di smetterla di dire che queste amministrazioni hanno costi da tagliare – conclude Centi – si parla di poche centinaia di euro l’anno di rimborso per chi mantiene in vita le piccole realtà territoriali”.