L’AQUILA – L’Abruzzo con 1.031,4 euro pro capite per cittadino e un totale di 513 milioni di euro a disposizione, grazie ai fondi destinati in modo mirato ed esclusivo ai crateri sismici 2009 e 2016, è la regione in Italia di gran lunga prima beneficiaria del Piano nazionale complementare al Pnrr (Pnc), che ha un budget di oltre 30 miliardi. Piano che registra però al pari del Pnrr importanti ritardi di attuazione, in una situazione di scarsa pubblicità dei vari iter,
L’analisi è di Openpolis, sulla base della relazione della Ragioneria generale dello stato (Rgs) sull’attuazione del piano che lo stato italiano ha messo in campo parallelamente al piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che ha un valore complessivo di 132 miliardi, da un lato per aumentare le risorse a disposizione di alcune misure del piano, dall’altro per finanziare nuovi investimenti, indipendenti dall’agenda europea, a valere sulla digitalizzazione, la riqualificazione edilizia, la riconversione urbana, il rinnovo delle flotte navali e interventi nei porti, ammodernamento delle reti ferroviarie, per i sistemi di sicurezza di ponti e viadotti. Tutto rigorosamente da completare e rendicontare nel 2026.
Ma sottolinea con forza Openpolis, si sa solo che sono stati assegnati 16,2 miliardi di euro, sui 19,4 miliardi previsti nel cronoprogramma del Pnc.
Tuttavia “sugli interventi relativi al piano nazionale complementare non abbiamo alcuna informazione. Né sulla loro natura e ambito di intervento, né sui soggetti attuatori, sui territori di attuazione e sulle risorse assegnate del dettaglio”.
La relazione è aggiornata al 30 giugno, cioè alla fine del primo semestre dell’anno, e si concentra in modo particolare sulle scadenze del secondo trimestre (aprile-giugno) e la Ragioneria generale dello Stato, definisce maggiormente in ritardo rispetto a quelle precedenti.
Ritardi attribuiti al “processo di modifica al cronoprogramma delle scadenze”. Un processo che “risultava già in corso nell’ultimo rapporto e che segue a una prima revisione del Pnc avvenuta nel 2022. Lo scopo è quello di far slittare le scadenze più avanti, a un trimestre successivo rispetto a quello inizialmente previsto, in modo da guadagnare tempo e rendere meno evidenti i ritardi”.
A partire dal quarto trimestre del 2022, si spiega nel rapporto, gli interventi completati nei termini stabiliti risultano solo il 19%. Un calo drastico rispetto al 45% del secondo trimestre di quello stesso anno e al 100% del terzo.
Nel 2023 poi la situazione è ulteriormente peggiorata. Le scadenze in ritardo sono più del doppio rispetto a quelle completate, sia nel primo che nel secondo trimestre. Fino al terzo – appena concluso – dove non è stato conseguito neanche uno dei 4 adempimenti previsti.
Se non si comincerà a correre, a rimetterci più di tutte le altre regioni, sarebbe proprio l’Abruzzo.
Calcolando infatti i fondi ripartiti alle regioni per abitante, si registra un divario molto ampio tra l’Abruzzo, primo con 1.031 euro pro capite, e 513 milioni totali, e le altre regioni.
Basti pensare che la Liguria è seconda ma con poco più della metà delle risorse abruzzesi, pari a 564 euro per abitante (852 milioni) seguita dal Friuli-Venezia Giulia 483 pro capite (578 milioni), dalle Marche con 345 euro per abitante e 513 milioni, e dalla Sardegna, con 339 euro pro capite e 539 milioni.
Del resto il fondo complementare prevede numerosi interventi nelle aree colpite dal sisma in Abruzzo, nei crateri del 2009 e 2016.
Openpolis osserva poi che “non è disponibile il dettaglio sugli investimenti in agenda a cui sono associati i progetti e le relative risorse. Sappiamo però che da programma, oltre 1 miliardo di euro del fondo complementare è destinato alla misura a supporto delle aree colpite dal terremoto del 2009 e 2016. Questo potrebbe spiegare almeno in parte l’allocazione di un ammontare così elevato in Abruzzo”.
Per quanto riguarda invece Liguria e Friuli-Venezia Giulia, “possiamo ipotizzare che il fondo complementare incida particolarmente su questi territori per via di alcuni investimenti mirati allo sviluppo dei porti. Per esempio l’elettrificazione delle banchine al fine di ridurre la dipendenza dal petrolio, un intervento dal valore complessivo di 700 milioni di euro”.
“E’ importante mantenere alta l’attenzione anche su questa agenda- spiega Openpolis -, che il governo in primis sembra considerare di minor rilevanza. Questo probabilmente perché – oltre al peso economico inferiore – il Pnc non è soggetto alle verifiche delle istituzioni europee. Quindi l’esecutivo e gli altri soggetti coinvolti potrebbero sentirsi più legittimati a non rispettare il cronoprogramma. L’obiettivo delle nostre continue attività di monitoraggio è proprio quello di chiedere più trasparenza e attenzione sul tema e, in una certa misura, se ne vedono alcuni risultati”.
In tal senso “sottolineiamo positivamente come l’ultima relazione sul Pnc sia molto più ricca di dettagli e informazioni rispetto alla precedente del 31 marzo. Dallo status dei vari adempimenti alla distribuzione delle risorse a livello regionale. Tuttavia le lacune sono ancora numerose e gravi. Soprattutto la mancanza di informazioni sui singoli progetti previsti dal piano nazionale complementare. Infatti, mentre il governo ha iniziato – almeno periodicamente – a condividere su Italia domani dataset utili relativi agli interventi del Pnrr, lo stesso per ora non succede sui progetti inclusi nel Pnc”.






