L’AQUILA – Il Piano regionale delle attività estrattive atteso da decenni, finalmente è stato messo nero su bianco e consegnato alla Regione dall’Agenzia Abruzzo Sviluppo, evento annunciato con comprensibile enfasi dal presidente Luciano D’Alfonso e dal sottosegretario Mario Mazzocca pochi giorni fa. Ma nessuno tra consiglieri di maggioranza e di opposizione, nessuno tra gli assessori regionali, trapela nel palazzo, ne possiede una copia, neanche Mazzocca, che pure ha la delega a cave e torbiere. L’unica copia in circolazione pare che per ora se la tenga stretta il presidente D’Alfonso. Scelta comprensibile visto che ancora lungo l’iter di approvazione, e tenuta conto che quella del piano cave è materia esplosiva e delicatissima.
Una curiosa evenienza confermata ad Abruzzoweb da più di un diretto interessato, inquilino dell’Emiciclo e di palazzo Silone. Da parte di chi insomma avrebbe il piacere, e anche il dovere, di cominciarsi a studiare il poderoso tomo da centinaia di pagine, da cui dipende il destino di migliaia di ettari di suolo e paesaggio abruzzese, interessato, in base al censimento di Abruzzo sviluppo allegato al Piano, da 265 cave in esercizio, e 489 siti dismessi da risanare o anche da riattivare. Riconoscendo però
Il Piano regionale delle attività estrattive è un provvedimento, questo è stato promesso in conferenza stampa dal presidente D’Alfonso e dal sottosegretario Mazzocca, che metterà finalmente regole chiare in un settore segnato per decenni dall’arbitrio e dall’improvvisazione, e che “fornirà un quadro di regole valide per tutti, in funzione dei vincoli di varia natura presenti sul territorio”.
La strada è però ancora lunga, e irta di ostacoli, per l’approvazione ed entrata in vigore del Piano.
Il documento deve ancora essere sottoposto a Vas, la valutazione ambientale strategica, e poi approderà in Consiglio regionale per l’adozione andrà pubblicato, e potranno essere presentate osservazioni ed infine il Consiglio regionale lo approverà definitivamente.



