L’AQUILA – “Il problema della mancata nomina non è mio, ma del Partito democratico, che non ha un sottosegretario in un governo in cui si prendono decisioni importanti” mentre “può essere accaduto che il problema-Stefania fosse non la vita privata, ma il modo di fare politica: siccome non si può dire, qualcuno rimesta nel torbido e cerca di oscurarmi”.

Non le manda a dire dai microfoni di AbruzzoWeb nei confronti del suo stesso schieramento la senatrice aquilana Stefania Pezzopane, reduce di “bocciatura” in un ruolo nell’esecutivo di Matteo Renzi finito a un altro partito, il Nuovo centro destra, e alla sua collega a palazzo Madama Federica Chiavaroli.

“La nomina rientra in meccanismi del tutto avulsi dal fatto che lei fosse abruzzese – obietta la Pezzopane – È stato un ragionamento interno al Nuovo centro destra e alle varie correnti, con uno scontro fino all’ultimo con Gabriele Albertini. Non è che il premier abbia detto ‘diamo un sottosegretario all’Abruzzo’, ha messo a disposizione di Ncd un pacchetto e se l’è giocato così”.

La senatrice non risparmia, comunque, critiche all’operato dei vertici dem abruzzesi.

“Il Pd aveva il sottosegretario Giovanni Legnini, all’indomani della sua nomina importante (come vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, ndr) credo che il partito non abbia svolto, nei confronti della direzione nazionale, quel ruolo di sottolineatura dell’importanza che aveva avuto la figura di Legnini e che era utile in qualche modo sostituire, poi poteva essere chiunque”.

“Non è stato incisivo il partito, l’ho detto in più occasioni: a prescindere dalla mia persona era giusto che l’Abruzzo e il Pd d’Abruzzo avessero il sottosegretario – prosegue – Quando la ricostruzione è stata affidata a un’importante rappresentante bersaniana, Paola De Micheli, con carico di deleghe significativo, ho capito che a quel punto era difficile per il Pd riconquistare quella posizione”.

Strali anche all’amministrazione regionale e che in particolare sembrano indirizzati al presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, prodigo di incontri con ministri e sottosegretari.

“È sbagliato pensare che la Regione da sola riesca ad avere un rapporto con il governo – attacca – Quotidianamente vedo come si strutturano su Roma i territori e la filiera aiuta molto”.

E si arriva, infine, ai velenosi rumors giunti dalla Capitale: che la Pezzopane sia stata fatta fuori dalla corsa a un posto di governo anche per i rivoli di cronaca rosa che riguardano il suo fidanzamento, ormai vicino alle nozze, con l’ex spogliarellista Simone Coccia Colaiuta.

“Non credo che abbia influito, mi auguro di no, sarebbe ridicolo se questo avesse prodotto un ostacolo per qualche esponente di un partito che si dice di sinistra, democratico, avanzato, che da decenni fa battaglie per le unioni civili e la libertà e i diritti delle persone”, è la risposta.

“Sarebbe assurdo limitarmi negli spazi solo perché ho un fidanzato più giovane di me. So, però, che la politica è molto dura, viviamo in una realtà provinciale e siamo nella città di Sant’Agnese – ricorda la senatrice – Anche nel mio ambiente, nel mio partito, mettono in mezzo questioni personali per ridurre il mio impatto”.

“Io sono anche una donna, molto decisa, non le mando a dire e se non sono d’accordo lo dico. In più occasioni ho detto cose in disaccordo con scelte che sta facendo la Regione, quindi sono una persona che a volte può risultare scomoda – conclude – Se il sottosegretario fossi stata io potevano determinarsi equilibri diversi di ruolo, potere, visibilità. Non è che faccia piacere a molti miei colleghi che io sia così visibile, ormai me ne sono fatta una ragione. Morto un papa se ne fa un altro, capiteranno sicuramente occasioni migliori”.