PESCARA – C’erano politici, imprenditori e calciatori tra i frequentatori della casa del sesso scoperta a Montesilvano (Pescara) dai carabinieri e posta sotto sequestro.

Le lucciole che esercitavano lì dentro erano soprattutto casalinghe, strette tra la vergogna di un lavoro fatto di nascosto e la crisi che non lascia scampo.

Una di loro, nome d’arte Francesca, si è raccontata al quotidiano la Repubblica.

Ha chiuso il suo negozio da estetista per le difficoltà economiche e ha scelto la strada della prostituzione, con il quale paga “il mutuo della casa, le rate della macchina e le bollette”.

Quando i militari l’hanno scoperta mentre consumava un rapporto con un cliente, “un uomo importante, che ha conoscenze, un alto funzionario dello Stato”, è scoppiata a piangere “chiedendo riservatezza”.

L’attività nell’appartamento a luci rosse, infatti, è fatto all’oscuro del marito: “non immagina nulla”.

“Gli uomini mi cercano soprattutto per fare la dominatrice… È diventata la mia specialità – spiega al giornalista di Repubblica – Quasi non li tocco. Li devo solo frustare. Sfrutto le perversioni di uomini ricchi e potenti”.

E infatti i frustini, insieme ad altri “attrezzi del mestiere” come manette, preservativi, unguenti e anche tre cellulari “di servizio” attraverso i quali si organizzavano gli incontri.

Una storia triste, fatta di sacrifici e di umiliazioni, superata mentalmente grazie all’ausilio di uno psicologo: “mi ha aiutato a capire che io non sono Francesca… Quello è solo il mio lavoro”.

“E guardi – aggiunge – che sono solo una delle tante. Le potrei raccontare decine di altre storie di donne che conosco, con mariti operai in cassa integrazione che si prostituiscono anche per 30 euro”.

L’unica nota positiva, l’incasso a fine mese: “arrivo anche a 7 mila euro”.