PESCARA – “Sono arrabbiato per la posizione presa da Enrico. Pescara è stata uno dei quattro approdi principali sull’Adriatico. Peraltro lui dovrebbe avere già letto il mio libro La grande storia. Pescara-Castellamare dalle origini al XX secolo, gliel’ho mandato io stesso”.
Così Licio Di Biase, consigliere comunale Udc delegato alla valorizzazione del patrimonio storico di Pescara, commenta l’ipotesi di inglobare la città adriatica nella Provincia di Chieti, avanzata dal presidente, Enrico Di Giuseppantonio, suo compagno di partito, sulla base delle direttive della spending review.
“Sto lavorando da tempo a una nota, che diffonderò a breve, con cui intendo rilanciare il concetto di capoluogo – spiega Di Biase – Va recuperata la posizione di Pescara nell’interesse dell’Italia centrale. Rivedere il numero delle Province è l’opportunità per verificare l’articolazione dei Comuni, per valutare l’eventuale unione di Pescara con Montesilvano e Spoltore e anche per ragionare sul capoluogo di regione”.
E, ampliando ulteriormente la visione, Di Biase afferma che giungerà il momento di “rileggere la condizione amministrativa e riflettere sulla possibilità di una regione unica con il Molise”.
Ricorda Di Biase, ex presidente del Consiglio comunale pescarese, che negli anni ’49 e ’50 del secolo scorso si era aperto un dibattito sul capoluogo d’Abruzzo, nella prospettiva della nascita delle Regioni, e tutti convergevano su Pescara.
“Poi prevalse L’Aquila – aggiunge – perché è riuscita a conservare meglio le tracce della sua storia. Pescara ne ha di meno perché fu bombardata. Ma Pescara, l’antica Ostia Aterni, ha una posizione strategica per le sue infrastrutture. L’Aquila non può rivendicare niente”.
La replica del sindaco Mascia a Di Giuseppantonio, per Di Biase, è dunque un ulteriore segno che “abbiamo acquisito consapevolezza di avere una storia”.




