PESCARA – Non si può svuotare il mare con un secchio, non si può pretendere di svuotare una volta per tutte il porto canale di Pescara dalle sabbie che si sedimentano, se non si risolvono le cause: a monte, con la rinaturalizzazione delle sponde del fiume Pescara, e a valle, con la rimozione della diga foranea.

A Pescara, concluse da soli 8 mesi le opere di dragaggio del porto ostruito dalla sabbia, costato la belezza di 13 milioni di euro, e 2 anni di polemiche peri ritardi dei lavori, la sabbia giorno dopo giorno si sta depositando nuovamente sul fondale che si è rialzato già di 20 centimetri.

L’allarme lo avevano lanciato già a luglio, i pescatori e gli operatori commerciali che orbitano intorno al porto, preoccupati per i sostenuto ritmo di riempimento, che secondo loro rischia di far riesplodere l’emergenza già nei primi mesi del 2015.

Questa volta, però, non si dovrebbe incorrere una nuova, drammatica emergenza, con i pescherecci arenati o impossibilitati a utilizzare il porto, perché il provveditorato alle opere Pubbliche ha già pronti 1 milione di euro per il 2014 e 2 milioni per il 2015.

Si potrebbe fare anche meglio, suggerisce ad AbruzzoWeb Giovanni Damiani, il direttore tecnico dell’Arta, l’Agenzia regionale della tutela ambientale. Ovvero risolvere le cause dell’insabbiamento.

“I dragaggi dei porti – spiega – sono opere periodiche di manutenzione che si facevano anche ai tempi dei Vestini. Oggi, però, la velocità di interramento è molto più elevata, perché si è intervenuto in modo pesante, cementificando i corsi fluviali, dove non c’è più la vegetazione che frenava l’erosione dei suoli. Grande investimento sarebbe dunque quello di rinaturalizzare le sponde del fiume Pescara, invece di spendere ingenti risorse per agire sugli effetti”.

Altro intervento preventivo per risolvere le cause è modificare diga foranea che rappresenta un tappo e che le incanala sabbie del mare dentro il porto, e rallenta il fiume accelerando al sedimentazione da monte.

Un intervento molto costoso, che andrà previsto nel piano regolatore portuale. I 15 milioni di euro necessari alla realizzazione del primo lotto sono inseriti nell’accordo Stato-Regione del 2009, La somma, necessaria per la canalizzazione del tratto finale del fiume Pescara e per il prolungamento del corso d’acqua oltre la diga foranea, sulla carta consentirebbe di risolvere in maniera definitiva il problema dell’insabbiamento dello scalo e dell’accumulo dei detriti all’interno del bacino commerciale.

Le nuove normative in materia di dragaggio potranno intanto agevolare i prossimi dragaggi.

“Ci sarà la possibilità – spiega Damiani – di recuperare i fanghi che non superano a seguito di rigorose analisi chimiche le soglie di contaminazione per poterle riutilizzare come ripascimento delle spiagge, se davvero pulite, o per realizzare i sottofondi stradali, per riempire golene, se non pulitissime. Tenendo conto che le componenti più inquinate delle sabbie, quelle argillose che trattengono più inquinanti, possono essere ripulite con un trattamento chimico detto soil washing”.

In occasione del’ultimo dragaggio, del resto, si è riusciti ad abbattere i costi dell’intervento da 130 a 30 euro al metro cubo, grazie alle analisi puntuali effettuate dall’Arta.

“Solo una parte della sabbia, quella più inquinata, degli strati più profondi è stata portata via nelle discariche autorizzate, ad un costo elevato, mentre 16 mila metri cubi di sabbia pulita è stata utilizzata per il rinascimento delle spiagge”.

D’ALFONSO CHIEDE IL SOSTEGNO AL CONSIGLIO SUPERIORE DEI LAVORI PUBBLICI

Proprio ieri pomeriggio il presidente della Giunta regionale, Luciano D’Alfonso, ieri pomeriggio, a Pescara in Regione, durante l’incontro che ha avuto con il presidente del Consiglio Superiore Lavori pubblici, Ing. Massimo Sessa ha chiesto l’attivazione di una procedura immediata, su cui Regione e Direzione marittima regionale cominceranno a lavorare fin da subito, e l’individuazione di un congruo pacchetto di risorse (non meno di un milione di euro) rappresentano i presupposti necessari per intervenire sulla vasca di colmata del porto di Pescara alleggerendola di almeno la metà del materiale che è vi è attulmente depositato e che ammonta a circa 300 mila tonnellate.

Alla riunione sono intervenuti, tra gli altri, anche anche il Comandante della Direzione marittima di Pescara, Enrico Moretti, e il direttore regionale dell’assessorato ai Traporti, Carla Mannetti. Al centro della riunione, però, è stato soprattutto il tema dei Piani regolatori portuali abruzzesi.

D’Alfonso, in particolare, ha chiesto il sostegno e il supporto delle competenze tecniche e amministrative del Consiglio superiore dei Lavori pubblici e del suo vertice rispetto al completamento delle procedure necessarie per la definizione dei piani regolatori portuali di Pescara, Ortona e Vasto, quest’ultimo già approvato.

Il presidente della Giunta, nel corso dell’incontro, nel mettere in risalto “lo spessore, il pregio e l’antica tradizione” di questo importante organo tenico consultivo del ministero delle Infrastrutture e ne ringraziare il presidente Sessa per la disponibilità, ha ricordato che “per una generazione intera il Consiglio Superiore dei Lavori pubblici è stato il luogo della valutazione delle opere pubbliche che venivano realizzate ed oggi questo enorme giacimento di conoscenze e professionaità pùo rivelarsi determinate per portare a soluzione le criticità dei nostri porti”.