PESCARA – L’auditorium De Cecco era gremito per la sesta edizione il “Sì all’Uomo” premio nazionale nato nel 2007 in memoria di Domenico Allegrino a cura dell’associazione a lui intitolata, che si è svolto questa mattina.
“Ogni anno celebriamo persone speciali, donne e uomini comuni, che fanno notizia per il coraggio e la forza con cui affrontano vite particolari – sottolinea il presidente dell’associazione, Antonella Allegrino – Gente che dedica la propria vita agli altri, testimoni di difficoltà, disagi, povertà, ferite che in molti casi resterebbero senza alcun conforto. Eroi tra di noi, che non fanno notizie, ma che con il proprio talento e dedizione rendono il mondo migliore”.
Quattro i premiati di quest’anno, nomi scelti fra gente comune, portatori di vite difficili, ma a loro modo eroiche. Sul palco è stato così accolto fra gli applausi Francesco Canale, costretto sulla carrozzella perché nato senza arti, Francesco ha 30 anni, dipinge e scrive con la bocca. “Ho cercato di capire come vivere profondamente la vita ogni giorno – ha detto ricevendo il premio – e credo di esserci riuscito”.
Alla domanda su quale momento bello ricordasse con particolare suggestione, ha risposto così: “Avete tempo? La vita è bella anche per le piccole cose che regala ogni giorno, momenti come un tramonto una cosa bella, che non possono essere trascurati e che io vivo da sempre”. Francesco vive a Lecce con la giovane moglie, ma a ritirare il premio ha portato con sé anche la madre Elena, parte di una famiglia speciale che lo ha adottato e accolto nella sua particolare condizione. Anche la storia di quella mamma è speciale, perché Elena, allo stadio terminale di un linfoma che non lascia scampo, è completamente guarita e il suo caso muove oggi la richiesta di canonizzazione del giudice Rosario Livatino, dalla cui intercessione la donna nel 1996 è, per la scienza, inspiegabilmente guarita.
“Sognai un uomo con un saio che mi disse che avrei dovuto trovare in me la forza per vincere la malattia – ha raccontato alla platea – quando ero alla fine della mia vita, allo stadio terminale della malattia, riconobbi quell’uomo su un giornale, nei panni del giudice ragazzino, ucciso a 38 anni in un agguato e mi affidai a lui, perché serviva un segno dal cielo perché potesse iniziare il percorso di canonizzazione. Quel segno che io avevo vissuto e mi aveva permesso di festeggiare nel 2000 i 25 anni di matrimonio a cui pensavo di non arrivare”.
Un premio per il coraggio e la forza a Maria Grazia Passeri, presidente dell’Associazione Salvabebé Salvamamme che si occupa di assistenza a madri e neonati. “Siamo nati perché i bambini non finissero più nei cassonetti, per dare alle madri un’altra scelta capace di salvare vita – ha raccontato – per questo non senza polemiche anni fa chiedemmo di ripristinare le ruote degli innocenti. Da allora accogliamo mamme e figli, ci occupiamo di loro, la solidarietà si muove da tutta l’Italia e ci dà aiuti, ma è difficile rispondere a chi ti chiede com’è andata oggi, perché non sai mai veramente quante vite disperate hai davvero salvato”.
Attività che l’associazione porta avanti nei presidi romani e grazie a collaborazioni con enti di assistenza, consultori e centri pediatrici che la rendono tanto capillare sui territori da divenire uno dei punti di riferimento nazionali per questo particolare tipo di supporto.
Commozione ed energia hanno trasmesso i premi ad Alessio Verzella e Franca Ortolano, il primo è un arbitro originario di Città Sant’Angelo che da sempre forma giovani generazioni di arbitri e che ha condiviso un importante periodo di vita e amicizia con Domenico Allegrino, che ha vestito i panni di arbitro. Verzella da qualche anno lotta con sua figlia Irene per sconfiggere il male da cui è colpita e la aiuta a crescere il nipotino con la speranza di un futuro migliore per tutti.
Franca Ortolano vive invece a Montesilvano (Pescara) con il marito Angelo che soffre di una grave retinopatia diabetica e i figli Mirko ed Emanuela, affetta da tetraparesi spastica dalla nascita. Difficoltà affrontate con amore e coraggio giorno dopo giorno.
Il premio consiste in un’opera realizzata in esemplari unici dall’artista Nadia La Torre, soggetto che varia ogni anno. A inframezzare il racconto delle storie premiate c’è stato un intrattenitore d’eccezione, don Elio Benedetto, che ha cantato brani ispirati dalle parole di madre Teresa di Calcutta accompagnato dal coro dei ragazzi delle scuole superiori che hanno assistito alla manifestazione.






