PESCARA – La Pineta Dannunziana: un’oasi di pace e verde in cui passeggiare per rilassarsi, far giocare i propri bambini, ammirare le bellezze della natura, dar da mangiare agli animali del lago, ammirare il giardino botanico, fare footing…
A questo dovrebbe servire un parco simbolo di Pescara che, però, ha ancora tanta strada da fare per essere vivibile e ben tenuto. Incuria, sporcizia e abbandono la fanno spesso da padroni, per non parlare dei preservativi usati in alcune zone e delle lucciole.
È vero che il livello di pulizia generale è migliorato ultimamente, è vero che i bambini hanno ampi spazi per giocare tranquillamente, è vero che la storica pista arrangiata da footing che gira intorno alla prima metà del parco è sempre presente, è vero che rimane comunque un parco pieno di verde e di buoni profumi naturali.
C’è, però, un’altra faccia della pineta ancora da sistemare, da pulire e da tenere in salute affinché il bel parco rappresenti realmente il polmone verde della città e non un luogo di sporcizia e rifiuti.
Le due facce del parco sono ben visibili e distinte, anche fisicamente, agli occhi di tutti: la prima metà, quella situata a Est, è la parte più vecchia, più abbandonata, i rifiuti organici dei cani sono ovunque creando il rischio di calpestarli e non è poi chissà quanto bella.
L’altra metà, in cui centrale è l’imponente lago, sporco ma ammirato da tutti, è quella più nuova e più curata, dove i sentieri per le passeggiate sono ben marcati e non confusi con le erbacce incolte lungo i lati.
I problemi, però, ci sono in entrambe le zone.
Non ci sono più i cigni che prima, quando la riserva era divisa in due parchi separati, ispiravano il nome di uno dei due, chiamato più comunemente “parco dei cigni”; persino le papere presenti si sono dimezzate.
Il giardino botanico, uno spazio recintato dedicato a colture particolari, è ora un ammasso di foglie secche e i cartelli indicatori dei vari fiori sono rotti o coperti dalla sporcizia.
Il parco giochi, un ampio spazio dedicato ai più disparati giochi per i bambini, è situato vicino a un piccolo casolare con i bagni, però è inaccessibile per via della porta chiusa con un lucchetto.
L’edificio è totalmente ricoperto da scritte di “writer”, le finestre sono rotte e intorno si trovano mucchi di legna e cartelli rotti.
Si capisce già da molto lontano che il casolare è abbandonato e, in queste condizioni, non si concretizza il sogno di avere servizi igienici degni di un parco simbolo. Così chi ha voglia di passare un’intera giornata in quest’area si deve accontentare di due soli bagni chimici, troppo pochi per una superficie così vasta.
Le uniche due porte da calcetto, che dovrebbero essere messe a disposizione dei bambini che vogliono fare un po’ di sano sport con i propri amichetti, sono legate insieme a un albero con una catena in ferro molto resistente, in modo tale da non poter essere utilizzate.
Vicino ai giochi, inoltre, alla base di una piattaforma quadrata, si può scorgere da lontano una buca profonda in cui qualche bambino potrebbe inciampare.
Fazzoletti usati, buste di plastiche, bottiglie di birra, cestini rotti, cartelli buttati per terra, recinzioni sfondate o parzialmente rotte e tombini aperti sono la cornice di una realtà già abbastanza triste di per sé.
La situazione diventa drammatica mettendo piede lungo il perimetro esterno del parco.
Uscendo dalla parte della strada della Bonifica, la stradina che costeggia il parco è chiaramente una discarica: impossibili da non notare sono i fazzolettini e i preservativi usati, i sacchi dell’immondizia sparsi ovunque, i mucchi di rifiuti e giocattoli vecchi e le voragini al bordo della strada.
Una strada che, nonostante l’ultima ordinanza anti-prostituzione del sindaco, continua a essere perennemente invasa da lucciole presenti già dopo le 20.
Stessa situazione anche nella zona delle Poste, vicino l’ingresso principale del parco, in cui le passeggiatrici sono sedute puntualmente alla fermata dell’autobus utilizzata da persone di tutte le età.
Tutto questo non aiuta la visibilità del parco e non fa che degradare la situazione di quella che dovrebbe essere una delle zone più residenziali della città.






