PESCARA – Una palestra nega l’iscrizione ad una bambina di sette anni, perché di etnia rom.
È quanto sarebbe accaduto ieri a una famiglia di Pescara che, su suggerimento di un medico, voleva iscrivere la piccola, in sovrappeso, affinché seguisse i corsi del centro sportivo.
Il padre, cittadino italiano di etnia rom, ora ha presentato una denuncia per ingiuria ai carabinieri nei confronti dei responsabili.
Quando la famiglia, padre, madre e bambina, è entrata nella palestra, ha incontrato dapprima una segretaria, la quale avrebbe sottolineato che i corsi erano al completo, e poi un responsabile del centro, che avrebbe detto in modo molto diretto di non poter iscrivere la piccola in quanto rom.
Nella discussione l’uomo avrebbe anche accusato gli “zingari” di non essere “persone civili” e di non essere in grado di “integrarsi”. A quel punto la bambina è scoppiato in lacrime e la famiglia ha preferito allontanarsi.
“La piccola – racconta il presidente della fondazione nazionale Romanì, Nazzareno Guarnieri – è molto provata e spaventata: la scorsa notte non ha dormito, questa mattina non è voluta andare a scuola e quando parla dell’episodio scoppia in lacrime. Questo è il risultato dell’istigazione all’odio razziale verso i rom promossa dalla politica abruzzese, dell’indifferenza delle istituzioni e della strumentalizzazione della società civile”.
“Ormai – conclude – è caccia alle streghe”.




