PESCARA – È da circa un mese o poco più che ogni pomeriggio macchie nere in movimento sovrastano il cielo di Pescara.
Sono gli storni, piccoli uccelli dal corpo snello e compatto, lunghi circa 20-23 centrimetri, per la maggior parte dell’anno ruotano nell’aria in grandi e rumorosi stormi e potrebbero essere paragonati, per compattezza e movenze, ai banchi di pesci.
La cosa curiosa è che il loro numero pare aumentare sempre di più, arrivando a diverse migliaia di esemplari, e la loro permanenza si sta protraendo nel tempo.
Durante il loro migrare dalle regioni del Nord a quelle più calde del Sud, infatti, si fermano per un breve periodo di tempo in alcuni luoghi, come disorientati, pronti a volteggiare nel cielo assumendo le più svariate forme.
Ogni giorno un’ora prima del tramonto iniziano a intrecciarsi e confondersi tra loro, creando un’unica grande macchia nera.
Il loro punto di ritrovo si trova nei pressi della Pineta e dello stadio, fitti di pini e alberi per dormire.
Sono rapidi, gli storni, tant’è che si può sentire facilmente anche il rumore dell’aria spostata dal loro movimento: sono impavidi, dato che si vedono passare come siluri tra un palazzo e l’altro, all’altezza delle abitazioni.
È proprio dalle case che si sentono forti rumori al passaggio degli uccelli: sono gli abitanti che cercano di fare quanto più rumore possibile, sperando di far allontanare gli stormi che puntualmente “battezzano” il loro terrazzo.
Gli storni, inoltre, sono turbolenti e molto rumorosi, e comunicano tra loro con un preciso linguaggio di gesti e suoni: passando tra gli alberi in cui si sono posati in gruppo sbattono violentemente le ali ed emettono versi acuti e ripetuti.
Tra le quattro e le cinque il cielo di Portanuova si trasforma in un vero e proprio teatro: ci sono le danze e le mille forme nel cielo, e c’è l’orchestra. Solo che, sul palcoscenico azzurro e rosso del tramonto, gli attori sono solo loro: gli storni.




