PESCARA – Non deve essere stato facile per la Fondazione Paparella-Treccia di Pescara credere in un progetto così grande e ambizioso: riunire in un solo contesto i più esemplari pittori abruzzesi dell’intero Ottocento e primi del Novecento.
Ma non solo: quelli che in particolare seppero ‘raccontare’ sulla tela “Il sentimento della natura” attraverso la memoria dello sguardo, con la luce e le stagioni del creato. E dimostrare che sia davvero esistita un’autentica scuola abruzzese, spesso adombrata da quei pochi, pur se rappresentativi, apostoli del pennello.
L’idea di una grande mostra è stata accolta con entusiasmo dalla dottoressa Lucia Arbace, sovrintendente ai Beni storici artistici ed etnoantropologici, che con entusiasmo ha saputo dare voce a questa nobile ambizione. E c’è riuscita.
Insieme al contributo del professor Nicola Mattoscio, presidente della Fondazione Pescarabruzzo e al sostegno dell’amministrazione comunale di Pescara, la curatrice artistica ha voluto e saputo (r)accogliere oltre 100 opere pittoriche all’interno delle sale espositive del Museo Vittoria Colonna, che in questo modo potrà anche celebrare il suo decennale.
Protagonisti della mostra “Il sentimento della natura” i fratelli Palizzi, Teofilo Patini, Francesco Paolo Michetti, Pasquale Celommi, Basilio Cascella, ma soprattutto tanti autori meno noti, che stavolta potranno avere finalmente una voce e un’identità.
L’esposizione è stata pensata come una vera e propria passeggiata nell’arte, attraverso sezioni o meglio stanze tematiche, che vedono nel ‘ritratto’, nel ‘paesaggio’, nella ‘finestra sulla natura’ i momenti di maggiore interesse. Saranno poi Patini, Michetti, Cascella ad avere distintamente una loro meritata collocazione.
Ma sarà con la sezione dedicata ai pittori Paolo De Cecco e Vincenzo Rosati che la mostra avrà la sua maggiore rivelazione: nomi che apparentemente direbbero ben poco, glorie ‘locali’ confinate ai margini dell’arte, che ora, insieme alle visioni abruzzesi singolari di Carlo Patrignani e Ernesto Aurini, avranno modo di farsi conoscere e apprezzare con maggiore attenzione.
È sempre l’amata terra natìa quel filo rosso che lega tutti gli artisti della mostra, ma in questo caso è attraverso una visione intimistica che il sentimento trova maggiore spazio e vitalità.
Verranno così riscoperti anche autori che hanno svelato, anche nella loro ispirazione poetica, l’aspirazione sociale e politica degli abruzzesi al tempo dell’Italia unita. Ma questo è solo un aspetto, che in verità non riesce a cogliere e dunque tematizzare la complessità e la vastità di un evento così ricco di sfumature.
Resta la natura la destinataria ‘vera’ del sentimento di questi autori, immersi tutti in un contesto storico ma sempre attratti da una rappresentazione nuova, apparentemente ‘verista’ e in taluni casi ‘impressionista’, che s’immacchia non di rado tra sfondi astratti, prospettive volutamente scomposte, a tratti complici o ridanciane dell’allora neonata macchina fotografica.
La natura, sempre la natura e i suoi volti, arrossati da fredde aurore e dal rumore odoroso e placido dei pascoli. Quei bagliori chiarissimi, spesso sfumati delle stagioni, raffigurano così per paradosso un pianeta corale, di gente e ‘bestie’ non soltanto ‘da soma’, ma colte nella loro tenera e struggente innocenza e serenità.
La mostra resterà aperta fino al 25 novembre (dalle 9.30 alle 13.30 e dalle 15 alle 20) al Museo Vittorio Colonna di Pescara, ma varrebbe la pena di visitarla presto. Non basta una sola volta per godersela davvero, non solo con gli occhi. Ma anche con la mente. E con tutto il cuore. Erminio Cavalli





