PESCARA – Una piattaforma urbana organizzata che, nascendo dalla fusione dei tre comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore, darebbe luogo a una città di quasi 200 mila abitanti.

Questa l’idea della “nuova Pescara” lanciata oggi dalla Fondazione PescarAbruzzo e dalla Camera di commercio adriatica, che partecipano così al dibattito di stretta attualità sulla gestione e l’organizzazione del territorio, rinnovato in queste settimane dalle proposte di abolizione delle province, fusione dei piccoli comuni e federalismo fiscale.

La nuova Pescara sarebbe “una realtà sicuramente più competitiva di quella attuale – secondo il presidente della Fondazione, Nicola Mattoscio – in grado di dare a questa parte dell’Abruzzo e dell’Italia centrale un ruolo da protagonista in ambito nazionale ed internazionale”.

E l’identità? Il forte attaccamento al “campanile”, elemento fortemente caratterizzante la storia dell’Italia, che fine farebbero?

“Il legame identitario va tutelato – continua Mattoscio – e sarebbe garantito con la creazione di quattro municipi: Montesilvano, Spoltore, Pescara e Castellammare, andando quindi a recuperare anche la storica differente origine delle due sponde di Pescara”.

Di una organizzazione amministrativa e dei servizi della vasta area urbana pescarese si parla ormai da tanti anni, molte sono state le proposte e nel 2009 un passo è stato fatto con l’approvazione del Pumav (Piano urbano della mobilità di area vasta) sulla riorganizzazione della mobilità nel territorio in diversi comuni dell’area pescarese e teatina.

Oggi si torna a parlare di una “dimensione metropolitana” per l’area Pescara-Spoltore-Montesilvano e, secondo i promotori, le ragioni di questa proposta risiedono in due fattori di convenienza: l’esigenza di competitività del territorio e il processo di revisione federalista degli enti locali.

“La creazione di una nuova realtà urbana di quasi 200 mila abitanti, più grande di Ancona e quasi uguale a Bari – spiega Roberto Mascarucci, docente alla facoltà di Architettura pescarese – permetterebbe di creare una piattaforma urbanizzata altamente competitiva in grado di mettersi in luce a livello europeo. Allo stesso tempo permetterebbe di ottimizzare i servizi attraverso una organizzazione sinergica delle risorse”.

Una proposta in linea con le direttive europee. Il Manifesto di Lisbona del 2007 e il quadro programmatico 2007-2010 dell’Ue individuano nelle piattaforme urbane organizzate le unità di riferimento per l’organizzazione dei servizi sul territorio.

Piattaforme che, secondo il presidente della Camera di commercio, Daniele Becci, sono anche la “chiave di successo” dei Paesi emergenti come Brasile, India e Cina.

“La stessa Pescara – sostiene Becci – ne è già un esempio di per sé, essendo nata proprio da una fusione tra due comuni diversi”.

E i metodi? “Sicuramente la Nuova Pescara non dovrebbe nascere da imposizioni dall’alto, come successe legge 142 del 1990 sulle città metropolitane – afferma Mascarucci – ma dovrebbe scaturire da una formazione spontanea e autonoma alimentata dal basso. Si tratterebbe semplicemente di continuare un processo già avviato, riconoscendo, di fatto, una situazione che già esiste sul territorio”.