PESCARA – Niente più chemioterapia per curare le lucemie linfoblastiche acute, ma l’ingegnerizzazione delle cellule sane dei pazienti che impareranno ad uccidere quelle tumorali, generando una recessione della malattia. 

La terapia che non ha precedenti in Italia si avvierà sul primo paziente del Dipartimento di Ematologia, Medicina trasfusionale e Biotecnologie della Asl di Pescara “già entro il 2017, dopo un’attenta sperimentazione in laboratorio”, spiega il professor Paolo Di Bartolomeo direttore del dipartimento.

La preparazione delle cellule sarà effettuata all’interno dell’Istituto tessuti e biobanche con Cell factory da poco inaugurato all’interno dell’ospedale Pescarese, grazie a una speciale tecnologia di ingegnerizzazione dei linfociti e all’utilizzo di un particolare macchinario dal costo di 180 mila euro che l’azienda sanitaria acquisterà nei prossimi mesi. 

“È doveroso specificare che sono programmi di esclusivo ambito ematologico – spiega il professore – Andremo cioè a curare leucemie linfoblastiche acute resistenti alla chemio, non tumori solidi”. 

Una terapia che farebbe conseguire all’ospedale di Pescara il primato italiano nella cura delle leucemie senza l’utilizzo della chemio che sarà resa possibile anche grazie alla Cell Factory, il laboratorio di manipolazione cellulare criobiologica che ha richiesto un investimento di 4 milioni di euro.

“Ora abbiamo gli ambienti per poter fare la preparazione delle cellule – aggiunge – Questo programma di terapia prevede l’utilizzo di linfociti, cioè le stesse cellule sane del paziente che una volta prelevate vengono ingegnerizzate nella Cell Factory. Ai linfociti che sono poi reinfusi nel paziente, viene insegnato a riconoscere un certo segnale sulla superficie di quelle tumorali e ad attaccarle per distruggerle”. 

Un sistema apparentemente semplice che in realtà richiede una complessa elaborazione in laboratorio. 

Sperimentato negli Stati Uniti su 30 pazienti affetti da leucemia, ha ottenuto un’ottima risposta sul 70 per cento dei casi trattati. 

“Mi sono interessato da subito a questa procedura sperimentata a Philadelphia che non fa guarire ma produce una remissione della malattia. Dopo questa fase bisognerà capire cosa fare – specifica il professore – La sperimentazione è stata fatta anche sul mieloma multiplo refrattario con un buon risultato, ma è stata sperimentata su un solo caso, per cui è da ritenere ancora sperimentale. Ci sono stati buoni risultati che poi dovranno essere confermati nel tempo”. 

Una volta avviato il macchinario e ottenuta la tecnologia necessaria, l’equipe del professor Di Bartolomeo potrà iniziare gli esperimenti in laboratorio che richiederanno alcuni mesi.
 
“Alla fine della sperimentazione dovremo produrre un dossier che sarà mandato all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) che successivamente verrà sul posto per verificare l’idoneità delle strutture per realizzazione del programma – conclude – A quel punto, quando avremo l’autorizzazione potremo partire con la sperimentazione sull’uomo”.