PESCARA – Ci si è messa pure la tempesta a complicare una giornata di ordinaria follia a Pescara e caratterizzata dalla violenta protesta dei pescatori, che in mattinata hanno preso d’assalto la sede della direzione marittima di Pescara per manifestare contro il mancato dragaggio del fiume.
Iniziativa culminata con il blocco delle rampe dell’asse attrezzato e con l’ostruzione dello scalo marittimo con le barche.
Risultato: code epocali, allagamenti, automobilisti inviperiti e proteste da parte di chi, per percorrere cento metri in auto all’altezza del Comune di Pescara, ha impiegato anche qualcosa come due ore.
Giornataccia anche per forze dell’ordine e autorità locali che, a tutti i livelli, hanno cercato, in qualche modo, di porre un freno all’escalation di eventi, che in qualche frangente ha anche rischiato di degenerare.
Alla violenta protesta dei pescatori, che hanno anche lanciato pietre in mattinata contro la sede della direzione marittima e sfondato la vetrata dell’edificio con la leva della porta carraia, si sono aggiunti, infatti, malori di automobilisti stremati e crisi di panico.
Una giornata da segnare in nero nella storia della città che ha evidenziato la vulnerabilità del “sistema Pescara” di fronte agli imprevisti, non solo atmosferici.
I MOTIVI DELLA PROTESTA
La rabbia della marineria di Pescara, oltre 200 imbarcazioni e uno dei volano economici, è esplosa dopo l’ennesimo nulla di fatto sul problema dragaggio che si trascina in città da tre anni.
Negli ultimi mesi poi la situazione è precipitata, con un ulteriore insabbiamento dei fondali, anche a causa di un dragaggio a singhiozzo che non è riuscito ad abbassare che di pochissimi centimetri i fondali.
Emblematica la dimostrazione di alcuni pescatori a passeggio in mezzo alle acque dell’imbocco del porto commerciale, con l’acqua alta non più di sessanta centimetri.
Nel corso degli ultimi anni più volte il problema è stato sottoposto al Provveditorato alle opere marittime e al ministero delle Infrastrutture, oltre che alla Regione, con richieste di interventi e contributi straordinari.
Fino ad oggi sono stati stanziati dal Provveditorato alle opere pubbliche quasi 2,5 milioni di euro.
Attualmente però il dragaggio è fermo anche a causa del sequestro dell’impianto smaltimento fanghi di Moscufo (Pescara).
RIUNIONE IN PREFETTURA CON IL SINDACO MASCIA
Si è conclusa da poco la riunione in Prefettura a Pescara tra i vertici dell’ufficio e il sindaco Luigi Albore Mascia in merito ai guai del porto.
Secondo quanto è emerso si è parlato degli indennizzi per la marineria e gli sviluppi del dragaggio.
Domani incontri in Capitaneria e con i vertici regionali per i ‘de minimis’, ossia le indennità dei marinai, specie in funzione del fermo biologico di quattro mesi in arrivo.
Quanto al dragaggio, da un lato sarebbe stata convocata una riunione a Roma al Ministero per la parte relativa all’impegno di 1,9 mln di euro con i responsabili del Provveditorato alle opere pubbliche, dall’altro l’individuazione delle discariche a mare, San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) o Termoli (Campobasso) – per lo sversamento dei fanghi dopo una riunione con enti locali e ministeri interessati.
POLIZIA FILMA MANIFESTANTI
Non ci sono denunciati al momento per i disordini di questa mattina.
Fonti della Questura, però, parlano di filmati che verranno analizzati per individuare eventuali reati ai danni delle forze dell’ordine, tra le cui file si sono registrati due agenti di Polizia provinciale contusi.
MORRA: ”REGIONE NON HA POTESTA’ MA C’E’ NOSTRO IMPEGNO”
“Trattandosi di porto di rilevanza nazionale purtroppo la Regione e quindi l’assessorato ai Trasporti non ha potestà di intervento coattivo, né commissariale e né come potere di gestione. Insomma, non può fare un intervento con un provvedimento ad hoc”.
Lo afferma l’assessore regionale ai Trasporti Giandonato Morra, prendendo posizione sulla situazione del porto di Pescara anche alla luce della protesta della marineria per la questione del dragaggio.
“La Regione può solo ricordare che quando si pose il problema, il Consiglio regionale, in maniera compatta, su mia proposta, stanziò i primi 500 mila euro che poi si sono rivelati non sufficienti stante la diversa caratterizzazione dei fanghi a seguito di ripetute indagini scientifiche dell’Arta”.
Morra sottolinea che “pur non essendo competente, la Regione ha messo a disposizione ulteriori fondi per il dragaggio che si aggiungono a quelli nazionali”.
“Ultima operatività posta in essere è la Giunta abruzzese ha chiesto la dichiarazione da parte del governo dello stato di dichiarazione di emergenza del porto di Pescara. Questa competenza così come è stata assegnata al commissario Goio che non ha ritenuto sufficiente la dotazione economica per l’accettazione dell’incarico”, ha continuato Morra.
Morra ha anche ricordato un altro aspetto: “Abbiamo già inserito nella intesa con il governo nazionale i fondi per una iniziativa progettuale destinata a porre in essere un progetto definitivo che porti le acque del fiume Pescara fuori dalla diga foranea, un progetto che ha un costo presunto di 20 milioni di euro”.
Morra conclude evidenziando ancora il fatto che “pur non avendo competenza, la Regione non se ne è stata con le mani in mano”.
ARTICOLI CORRELATI:
LA GIORNATA INFERNALE RACCONTATA DA UN CRONISTA
PESCARA: EMERGENZA PORTO CANALE, ASSALTO ALLA DIREZIONE MARITTIMA





