PESCARA – Grande successo di visitatori per la mostra Il tempo di Modigliani terminata ieri presso il Museo d’arte moderna “Vittoria Colonna” a Pescara.

“Abbiamo avuto più di 6 mila visitatori – afferma il personale del museo – almeno 2 mila persone sono state straniere”, e, infatti, il museo si trova proprio sul lungomare di Pescara, a pochi passi dal centro e da piazza Salotto e la comodità della sede ha spinto moltissimi turisti a visitarla.
 
Il successo è dovuto anche all’attrazione che un artista come Amedeo Modigliani esercita da sempre su chi contempla le sue opere.
 
“La mostra è stata un successo – continuano dal museo – c’erano esposte 55 opere, di cui 18 disegni autografi di Modigliani. Ma anche un Picasso, alcuni schizzi di Picabia, dipinti di Soutine e Utrillo. In ultimo anche una serie di disegni a tecnica mista di Max Jacob“.
 
La mostra è stata fortemente voluta dall’amministrazione di Pescara per organizzare un evento che potesse attirare turisti e giovani e accrescere l’immagine della Città come luogo culturale.
 
L’esposizione è stata possibile grazie al patrocinio della Fondazione Pescarabruzzo e della Galleria Rizziero di Pescara, ma soprattutto grazie all’iniziativa di Augusto di Luzio, presidente della commissione Cultura del Comune di Pescara.
 
Esposte opere di autori strettamente collegati alla formazione di Modigliani. Divisa in tre sezioni, la mostra è riuscita a descrivere esaustivamente le tappe fondamentali di quest’artista italiano che, con la sua opera stilisticamente all’avanguardia, riuscì a interagire con le menti più brillanti dell’arte del primo novecento (primi fra tutti Picasso e lo scultore rumeno, naturalizzato francese, Constantin Brancusi) e a imporsi a livello europeo.
 
La prima sala è stata dedicata agli anni della formazione a Livorno, dell’apprendistato, ad appena 14 anni nel 1898, nell’atelier del postmacchiaiolo Guglielmo Micheli, la cui opera è strettamente legata a quella del più noto Giovanni Fattori.
 
Il colore e i paesaggi naturali sono il collante degli artisti esposti nella prima sezione della mostra, infatti, ognuno sperimenta nel colore quella naturalezza che i macchiaioli cercarono di dare ai dipinti seguendo la scia dell’impressionismo francese, ma con una salda nota di originalità verista all’italiana.
 
Con Modigliani altri giovani artisti sperimentano la “macchia”: Renato Natali, Manlio Martinelli, Gino Romiti, Benvenuto Benvenuti, Llewelyn Lloyd, Ariste Sommati, Oscar Ghiglia e Lando Bartoli, tutti presenti nella mostra con almeno un dipinto.
 
Di Fattori in esposizione Il mandriano (bambino e buoi), (1890-1900), espressione di un verismo ancora estremizzato che in Italia continuerà ad avere molti fruitori e seguaci, quasi ciechi e per niente interessati a quel clima di rivolta e sperimentazione artistica che da Parigi stava contagiando l’Europa intera.
 
Ma Modigliani si stacca e stanca presto dell’ambiente artistico di Livorno e nel 1906 è già a Parigi incantato dall’atmosfera d’avanguardia e dalle rocambolesche ricerche stilistiche di un humus artistico proveniente da quasi tutti i paesi del vecchio mondo. 
 
L’ombelico dell’arte, dove non c’è freno alla sperimentazione, mescolanza di esperienze, influenza reciproca e questo è rappresentato nella seconda sala, dove ci sono gli anni parigini.
 
Modigliani si stabilisce a Montmartre, in rou Coulaincourt, è il quartiere degli artisti, lì ha il suo studio il più anziano August Rodin, lì incontra il fior fiore delle menti artistiche dell’epoca, i diamanti dell’arte del primo novecento: Max Jacob, Pablo Picasso, André Derain, Maurice de Vlaminck, Francis Picabia, Chaïm Sautine e il poeta dei Calligrammes, Guillame Apollinaire
 
Il giovane Modigliani entra così in contatto con il cubismo, il dadaismo, i fauves, ma la sua arte lungi da essere una sintesi di tutto questo o una mera imitazione, prende una sua propria strada e stile.
 
È il tempo in cui alla locanda Lapin Agile si può avvicinare facilmente Maurice Utrillo che è suo amico e che molto influenza la sua arte.
 
Il cubismo di Picasso investe Parigi con la sua forza formale inaudita, anche Modì, come chiamano Modigliani in Francia, assiste alla rivoluzione del cubismo, alla mostra di Pescara questo contatto è stato evocato dall’opera di Picasso nota come Tasse e paquet de tabac del 1922. 
 
Ma è il 1909, anno dell’incontro con Constantin Brancusi, oltre all’influsso di Paul Cézanne e di Henri de Touluse- Lautrec, a fare di Modigliani l’artista che oggi si conosce.
 
L’arte elementare e pura dello scultore di origini rumene, la ricerca dell’essenzialità formale e della linea pura, spinge Modì al disegno come base portante delle sue opere. Disegno inciso e plasmato sulla tela come se il medium non fosse bidimensionale ma tridimensionale. Il contorno diventa scuro e teso e quasi scalfito sul supporto e impastato con il colore, è la briglia del colore stesso e tiene la luce all’interno dei corpi per dare una maggiore plasticità ai volti e ai nudi.
 
Modì ripetere più di una volta che “l’arte del disegno non deve perire, la sua fine significherebbe la fine dell’arte stessa”, riscontrando in questo un’avversione per la pittura all’impronta dell’espressionismo e del naturalismo di fine Ottocento anche se da quel colore trarrà importanti lezioni sulla luce.
 
Modigliani, infatti, all’inizio cerca nella scultura la sua espressione artistica, scoprendo l’interesse diffuso tra molti artisti del tempo, Picasso in primis, verso l’arte primitiva, la scultura negra e quella khmer.
 
Brancusi in questo gli fu maestro, a Pescara a testimonianza di questo primo amore verso la scultura, il disegno Testa scultorea databile all’incirca tra 1910-1911, ma anche Cariatide e Torso d’atleta, tutti studi scultorei: i volti già si allungano, come bloccati nella durezza di materiali come marmo e pietra, in una sorta di atemporalità che soltanto la scultura può permettere e che sarà tratto distintivo e inimitabile delle sue figure.
 
Anche la futura propensione per la ritrattistica trova nei disegni in mostra a Pescara il suo più vivace embrione: Ritratto di Beatrice Hastings, Ritratto di Moïse Kisling, Il ritratto di Hanka Zborosowska seduta con le mani in grembo, Ritratto di Maurice Vlaminck, il tratto è già quello deciso dei dipinti a olio, i colli slanciati, le teste scultoree, tipici dell’influenza della scultura negra e delle opere di Brancusi.
 
A chiusura della mostra la sezione dedicata agli acquerelli e ai gouache su carta di Max Jacob: pittore, poeta e filosofo amico intimo di Picasso, Braque e Apollinarire e più tardi di Modigliani.
 
Con Picasso e Modì frequenta assiduamente il salotto letterario della baronessa Hélène d’Hoettingen che al tempo era un luogo per confrontare e far incontrare i vari linguaggi artistici. 
 
L’opera di Jacob si esprime attraverso i pastelli, gli acquerelli, ponte tra surrealismo e simbolismo, e i temi sono quelli della religione, del misticismo spinto fino all’esoterismo, della vita quotidiana, del gioco, del circo.
 
A Pescara sono stati esposti 18 disegni tra cui rappresentativi: Racine, Bevitori, Giocoliere con pappagallo, Giochi del circo (giocolieri) tutti databili tra gli anni ’10 e ’20 del Novecento.