PESCARA – “Che i Giochi di Pescara si siano chiusi con un grande successo non lo dico io, ma gli addetti ai lavori, le delegazioni internazionali, i tanti spettatori che hanno mostrato entusiasmo per lo spettacolo offerto dagli atleti. Doveva essere una grande festa di sport, e questo è stato. Non era scontato, era la prima edizione in assoluto, la più difficile da organizzare, e Pescara ha fatto da cavia”.
A parlare ad AbruzzoWeb è Guglielmo Petrosino, direttore generale dei Giochi del Mediterraneo sulla Spiaggia Pescara 2015, evento sportivo che si è chiuso sabato a Pescara, ha visto la partecipazione di oltre 1.330 tra atleti e delegati dei Comitati Olimpici di 24 Paesi dei 3 continenti che si sono misurati in 11 discipline sportive in 10 giorni di gare. Con gli atleti italiani che hanno trionfato conquistando 33 medaglie d’oro, 23 d’argento, e 14 di bronzo.
Petrosino, romano, ex segretario generale della Federazione italiana giuoco calcio (Figc), dirigente del Coni, capo delegazione della Nazionale di calcio ai Giochi del mediterraneo del 1997, componente dell’organizzazione anche dei Giochi di Pescara 2009, nonostante la lunga esperienza organizzativa, tira un sospiro di sollievo.
Tutto è filato liscio, infatti, smentendo le legittime preoccupazioni della vigilia, tenuto conto che il budget da 4,5 milioni di euro, ritenuto da tutti gli addetti ai lavori a dir poco risicato, è stato per di più incerto fino a pochi mesi prima dell’inizio dei giochi, con la macchina organizzativa che è stata costretta a muoversi di conseguenza in ritardo e bruciare le tappe.
Per fare un confronto i Giochi di Pescara 2009, in tempi di vacche grasse, poterono contare in 60 milioni di euro, e 4,2 milioni, quasi quanto l’intero budget dei Giochi 2015, furono spesi solo per le cerimonie, seppur di tenore olimpico, di inaugurazione e chiusura. A compicare lo scenario ci si è messa anche l’emergenza balneabilità lungo la costa pescarese, che ha costretto anche a cambiare location di una delle giornate di competizione.
“I conti – spiega Petrosino – li stiamo chiudendo in questi giorni e posso già annunciare che e il bilancio sarà in pareggio, o con sforamenti poco significativi. Insomma, abbiamo fatto i miracoli, ma abbiamo dimostrato che tutto è possibile se c’è volontà e determinazione, grazie anche soprattutto agli oltre 500 volontari, che ringrazio uno per uno, alla collaborazione delle federazioni sportive, che ci hanno dato supporto a titolo gratuito per la dotazione delle attrezzature, e per la logistica, a tutti gli enti e realtà pescaresi che ci hanno sostenuto”.
Risultato non scontato, ricorda Petrosino, “perché il budget dei Giochi nel giugno 2014 era inizialmente stato quantificato in 9,5 milioni di euro, onestamente troppi, ma appunto si trattava della prima edizione in assoluto e non era facile prevedere una quantificazione del fabbisogno. Poi il budget si è dimezzato, eccedendo nella direzione opposta – prosegue – e non è stato facile far quadrare i conti. Solo per alloggiare la delegazioni, voglio ricordare, abbiamo superato gli 1,2 milioni di euro, e questo perché, quando Pescara si candidò a ospitare i Giochi, inserì nell’offerta di farsi carico dell’ospitalità, che di solito spetta a ciascun Paese e delegazione partecipante”.
Una cosa è però certa, tiene a sottolineare Petrosino, tutte o quasi le risorse economiche investite per i Giochi sono rimaste sul territorio.
“In termini economici – assicura il direttore generale – il 90 per cento del budget è stato speso a Pescara e in Abruzzo, per acquistare forniture, servizi, ospitalita’ alberghiera, per creare posti di lavoro in loco seppure a tempo nel nostro efficientissimo staff. Tra le ditte di fuori c’è forse solo la Italtelo di Brescia che ha vinto la gara per montare gli impianti sportivi come l’arena del mare. Facendo il prezzo migliore”.
C’è poi l’indotto indiretto economico, creato dalla presenza in città, per quasi due settimane, di 30 mila spettatori, di 1.230 atleti e staff delle delegazioni olimpiche, di 275 arbitri e giudici, e 306 ospiti.
Per non parlare dell’indotto in termini di promozione turistica della città, il più prezioso, che farà vedere il suoi effetti benefici del medio lungo periodo.
“Un evento sportivo di questo spessore – spiega Petrosino – è un pretesto per sviluppare attività economiche, per aprirsi al mondo esterno, aperture per il mondo esterno, per implementare le relazioni internazionali. Questi giochi anche per tanti giovani atleti, anche abruzzesi, sarà il trampolino di lancio che li porterà a diventare i campioni del domani, ricordo che il beach volley e l’hand ball sono sport olimpici. Il beach tennis potrebbe diventarlo a breve”.
“Prima del giochi del 2009 – scrive ancora Petrosino – molti colleghi di delegazioni straniere mi hanno spiegato che Pescara non sapevano nemmeno dove fosse, e adesso ci vengono in vacanza. Lo stesso avverrà con Pescara 2015, che è stata seguita da 112 giornalisti accreditati provenienti da 11 paesi stranieri, e da tutta Italia. Rai Sport 1 e Rai Sport 2 hanno garantito 40 ore di diretta e 50 ore tra differite e repliche. Anche i volontari, molti stranieri, saranno un veicolo di promozione”.
E la “cavia” Pescara può dare già consigli preziosi per la città che tra quattro anni ospiterà la seconda edizione dei Giochi. La prima a farsi avanti sarebbe stata Tangeri, in Marocco.
“Nei primissimi giorni abbiamo avuto – spiega Petrosino – qualche difficoltà per garantire la mobilità di atleti e delegazioni, che devono spostarsi più volte al giorno. Eppure con bando pubblico avevamo noleggiato un centinaio di mezzi e relativi autisti. Dopo qualche disagio dovuto ai continui cambi programma delle delegazioni, siamo riusciti ad aggiustare il tiro, ma questo resta uno dei punti dolenti di tutte le organizzazioni di grandi eventi sportivi”.
E Petrosino consiglia comunque di dotarsi sempre e comunque di un Piano B, in vista di inevitabili contrattempi e imprevisti, come quello che è scattato in occasione del divieto di balneabilità, a seguito delle analisi dell’Agenzia regionale tutela ambientale, che hanno costretto a trasferire le gare dei giochi in programma dallo Stadio del mare, alla spiaggia libera tra gli stabilimenti Naiadi e Hawaii.
“Che ci potessero essere problemi di balneabilità nelle location dei giochi – conferma Petrosino – era stata già messa in conto, visto quello che è accaduto questa estate a seguito della rottura del condutture e relative polemiche sulla qualità delle acque. Ma questo posso garantire che non ci ha fatto né caldo né freddo, neanche in termini di immagine. Era sempre pronto un piano B, per spostare in poche ore, come avvenuto, la location delle competizioni in altri tratti di spiaggia”.
“E il piano B è stato previsto non solo per la qualità delle acque, ma anche in caso di mare grosso, o maltempo. Per esempio per la cerimonia a finale che si è svolta all’aperto, in caso di temporale tutto era predisposto per spostare l’evento dentro il palazzetto Giovanni Paolo II”, conclude.






