L’AQUILA – “Siamo entrati nella fase calda della Perdonanza, con la presentazione del programma e tutta la narrazione che accompagna quello che viene raccontato come un evento straordinario. Benissimo. Ma proprio mentre la comunicazione celebra l’eccezionalità della manifestazione emerge un problema enorme, che riguarda un diritto fondamentale: l’accessibilità”.Esordisce così Massimo Prosperococco, aquilano sempre in prima linea per i diritti delle persone con disabilità, in una nota sulla sua pagina facebook.

Prosperococco mette in discussione il ruolo e la centralità dell’Ufficio disability manager del Comune dell’Aquila, di cui il responsabile, si legge sul sito istituzionale, è l’architetto Alessia Venta.

“Negli ultimi anni questo tema aveva fatto importanti passi avanti grazie al lavoro delle Disability Manager del Comune dell’Aquila che ora Alessia venta, che insieme alle associazioni, avevano costruito un percorso chiaro per consentire alle persone con disabilità di partecipare ai concerti della Perdonanza. Esistevano procedure, riferimenti e informazioni precise sull’acquisto dei biglietti e sull’accesso agli spazi riservati”, spiega Prosperococco.

Oggi, invece, per Prosperococco, “tutto questo sembra essersi dissolto. Non è chiaro chi ricopra il ruolo di Disability Manager, se questa funzione esista ancora o a chi sia stata affidata. È una figura diventata quasi mitologica, della quale si fatica perfino a comprendere l’esistenza. Il risultato è che una persona con disabilità non sa come acquistare un biglietto, non sa chi abbia diritto ai posti riservati, non sa se questi siano destinati, come dovrebbe essere, alle persone con riconoscimento di handicap grave ai sensi della Legge 104, articolo 3, comma 3, non sa se sia previsto l’ingresso dell’accompagnatore e non sa nemmeno dove siano collocati gli spazi dedicati. Informazioni che dovrebbero essere immediatamente disponibili e facilmente reperibili non esistono o, comunque, non sono rintracciabili”.

Per Prosperococco, “l’accessibilità non può essere affidata al passaparola o alla buona volontà di qualcuno. Deve essere progettata, organizzata e soprattutto comunicata. Purtroppo non è un caso isolato. Lo abbiamo già visto durante gli eventi i Cantieri dell’Immaginario a San Bernardino, dove le persone con disabilità sono state relegate in uno spazio separato e marginale, invece di essere pienamente integrate con il resto del pubblico. Una scelta che rappresenta una evidente discriminazione e un arretramento rispetto al percorso costruito negli anni precedenti. Apprezzo le tante dichiarazioni di attenzione, le fotografie e le immancabili pacche sulle spalle da parte del sindaco e degli assessori. Ma l’inclusione non si misura con i messaggi o con le immagini. Si misura con le decisioni amministrative, con l’organizzazione concreta degli eventi e con il rispetto dei diritti delle persone”.

“Se la Perdonanza vuole davvero essere il simbolo dell’accoglienza, dimostri di esserlo anche nei fatti. Perché l’accessibilità non è una concessione. È un diritto sancito dalla legge”, conclude Prosperococco.