L’AQUILA – “Abbiamo voluto abbinare una penna argentata, simbolo degli alpini, con il rosone della Basilica di Collemaggio per ringraziare gli alpini per quello che hanno fatto e stanno ancora facendo per questa città”, così Ferdinando Latour ha voluto presentare ad AbruzzoWeb il gadget ideato per l’88 Adunata nazionale degli alpini. 

“Per la creazione di questo oggetto è stata fondamentale la collaborazione con Luigi e Massimo Della Morte dell’Aveia design. Il nostro obiettivo era quello di creare un prodotto assolutamente nuovo e bello con cui dare il benvenuto agli alpini. La penna è un oggetto complicato da lavorare, con i processi galvanici tradizionali, infatti, è impossibile argentarla”. 

Non solo un ricordo di questi giorni di festa, quindi, ma una vera e propria innovazione nel processo di argentatura. 

“Tecnicamente il processo che si usa per argentare gli oggetti è nato nel 1851 nel pieno della rivoluzione industriale, quando vennero scoperte le aldeidi, ma noi qui abbiamo ricondizionato il processo di argentatura e siamo riusciti a lavorare su materiali e oggetti assolutamente impensabili fino a qualche tempo fa”. 

Il riuscire ad argentare delle penne è un risultato così importante che già in molti hanno contattato Latour e la sua azienda, la Epogea, per usare i suoi prodotti. 

“Oltre alle piume per gli alpini – ha spiegato – questo prodotto ci è stato richiesto da un’azienda di Firenze che si occupa di alta moda. Quando hanno visto il prodotto quasi non credevano che fosse reale, useranno le nostre penne per capi di moda. Questo processo di argentatura chimica permette di lavorare veramente su qualsiasi cosa. Siamo riusciti, negli esperimenti che stiamo facendo per migliorare la nostra tecnica, ad argentare un albero e addirittura una ragnatela!”. 

Il processo di lavorazione, inoltre, rispetta importanti standard di sostenibilità e ha una vasta gamma di applicazioni potenziali. 

“Usiamo un tipo di ‘chimica non pericolosa’, alcune sostanze che usiamo per l’argentatura potrebbero addirittura essere bevute, in senso letterale. Uno di questi composti è praticamente una tisana. Inoltre abbiamo progettato un impianto per il recupero dei fanghi che contengono nitrato d’argento. Tutti i macchinari per la produzione sono stati ideati e creati da noi – ha spiegato Latour – Nell’innovazione è fondamentale tener conto anche dei parametri di sostenibilità di quello che si fa, il basso impatto della produzione è fondamentale. Vogliamo creare un nuovo stile dell’argento, ma non solo. In questo processo si può usare anche il rame, il ferro che permette di avere colori stupendi grazie alle metallocromie e addirittura l’oro che ha solo problemi di costo della materia prima”. 

La ricerca del bello anche in fase di produzione e di creazione si percepisce sin da subito grazie al nome che è stato scelto per questa impresa.

“L’azienda si chiama ‘Epogea. Industria e artenariato’. L’artenariato è una parola nuova che ho inventato per sostituire ‘artigianato’. L’obiettivo è quello di portare l’innovazione estetica nel processo industriale e portare alla creazione di un partenariato artistico. Uno dei punti centrali delle nostre produzioni è la ricerca e lo studio dell’estetica e del senso estetico”. 

Una vera e propria impresa innovatrice che punta alla creazione di competenze e di sinergie sul territorio aquilano. 

“Sono nato a Salerno e ho vissuto a Roma e per un lungo periodo in Brasile. Qui all’Aquila sono arrivato facendo il consulente d’impresa. Questo territorio mi ha attirato perché c’erano interessanti aziende con cui lavorare, poi ho deciso di aprire una mia impresa per creare qualcosa di nuovo e di bello. Sperimentiamo prodotti sempre nuovi usando materiali diversissimi, questo è il vero concetto di innovazione, il mio obiettivo – ha concluso – è di lavorare molto in questo territorio con altri soggetti del panorama aquilano per far venire a galla tutte le potenzialità di questa zona”.