L’Aquila – A nome del Consiglio regionale dell’Abruzzo, esprimo soddisfazione per l’approvazione, da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, della moratoria sulla pena di morte. La risoluzione, che stabilisce una moratoria sulle esecuzioni in prospettiva dell’abolizione della pena di morte, è stata approvata con 104 voti favorevoli, 54 contrari e 29 astenuti. La lunga battaglia per arrivare a questo traguardo è iniziata nel 1994, quando il governo italiano presentò all’Onu, per la prima volta nella storia, una risoluzione per la moratoria delle esecuzioni capitali, che però non venne approvata. La risoluzione venne poi approvata, nel 1997, dalla Commissione Onu per i Diritti Umani. Nel 1999 fu presentata nuovamente all’Assemblea Generale, ma all’ultimo momento venne ritirata dall’Unione Europea. Il 27 luglio 2006 la Camera dei deputati italiana ha approvato all’unanimità una mozione per impegnare il governo a presentare una proposta di moratoria in consultazione con l’Unione Europea, approvata poi dal Parlamento europeo a febbraio 2007. Il 18 giugno il Consiglio Affari Generali dell’Ue ha approvato l’impegno a presentare, all’apertura dell’Assemblea generale dell’Onu a settembre, la proposta di risoluzione, che è stata poi approvata dalla Terza Commissione dell’Assemblea generale dell’Onu lo scorso 15 novembre. Quattro sono i punti chiave stabiliti nella risoluzione: rispettare gli standard internazionali che prevedono garanzie per la protezione dei diritti dei condannati a morte; fornire al segretario generale dell’Onu le informazioni relative all’uso della pena capitale in ogni Paese; limitarne progressivamente l’uso e ridurre il numero dei reati per i quali la pena di morte può essere comminata; stabilire una moratoria delle esecuzioni in vista dell’abolizione della pena di morte. Al raggiungimento di questo storico risultato ha dato il suo contributo ideale anche il Consiglio regionale abruzzese, che, lo scorso 25 settembre, ha approvato una risoluzione per esprimere la propria contrarietà al fatto che vi siano ancora Paesi nel mondo che applicano la pena di morte.

Fonte: ACRA