L’AQUILA – Solo un anno fa “non era convincente” ed era accusato di raccogliere i voti “di gente del centrodestra”: almeno questo pensavano alcuni esponenti democrat abruzzesi, successivamente convertiti al verbo del sindaco di Firenze, Matteo Renzi, fresco di elezione alla segreteria nazionale del Partito democratico.
Il poeta anti-schiavitù statunitense James Russel Lowell affermò “che solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione”, ma in politica il confine tra convinzione e opportunismo è sempre molto labile, perciò è interessante andarsi a rileggere ciò che dicevano e scrivevano alcuni pezzi da 90 del Pd in occasione delle primarie del dicembre 2012, quando la strada alla conquista del partito e della maggioranza in parlamento di Pier Luigi Bersani sembrava scontata.
La prima gli è riuscita, grazie al sostegno di gran parte della nomenklatura piddina, la seconda no: da lì è partita la rincorsa del primo cittadino toscano alla leadership del partito, con il sostegno di tanti folgorati sulla via di Damasco.
Emblematico il caso della senatrice aquilana Stefania Pezzopane, oggi renziana convinta e nominata nella direzione nazionale proprio in virtù della sua scelta di campo, circostanza che ha spaccato il Pd locale, con il velenoso strascico di polemiche di coloro che rivendicavano un diritto di primogenitura e la battaglia per il neo-segretario l’avevano fatta quando la vittoria era molto di là da venire.
Su tutti il presidente della Gran Sasso Acqua, Americo Di Benedetto, che ha sbattuto la porta quando alla Pezzopane è stato riservato il primo posto nella lista della provincia dell’Aquila per la mozione Renzi, tanto da meritarsi, insieme ad altri, l’appellativo di “gufi e sciacalli” dalla parlamentare del capoluogo.
“Non è mai venuto all’Aquila e sarebbe abbastanza stravagante se venisse ora, magari a chiedere agli aquilani di votarlo alle primarie. Sarebbe stato importante dimostrare nei momenti difficili della vita di questa città una visinanza agli aquilani così come hanno fatto con gesti concreti, affetto e vicinanza tanti amministratori. Non so perché il sindaco di Firenze non abbia ritenuto importante occuparsi della vicenda aquilana”, sosteneva la Pezzopane un anno fa, all’epoca in cui era una bersaniana doc.
Al programma radiofonico Un giorno da pecora aveva addirittura rincarato la dose: “Renzi potrebbe essere vecchio per quando si tornerà a votare”.
Salvo poi correggere il tiro qualche tempo dopo. “La credibilità e l’energia che ha Renzi non è paragonabile”, aveva detto ai microfoni di AbruzzoWeb, rivendicando la svolta: “con i renziani della prima ora si perdeva, quindi c’è bisogno di renziani nuovi e io sono una nuova renziana”.
Ma la Pezzopane è in buona compagnia: del capogruppo Pd in Consiglio regionale, Camillo D’Alessandro, per esempio.
“Ho sostenuto Bersani e me sono ancora più convinto della mia scelta tra il primo e il secondo turno. Bersani ha assunto impegni. Lo capiscano i ‘giovani vecchi’ del partito, quelli con il sigaro in bocca, quelli che non li conosce nessuno, quelli che non hanno un voto”, aveva dichiarato alla web-tv dell’Emiciclo, dopo un iniziale flirt per Renzi.
Forse proprio per questo si era mosso più sul morbido nei confronti del “rottamatore” gigliato: “Bersani ha vinto ma lui non ha perso” e ancora “nessuna faccia finta che non è accaduto nulla, dal voto al primo turno a favore di Renzi nelle così dette regioni rosse al grande consenso ottenuto dal sindaco di Firenze tra i più giovani”, quasi a lasciarsi una porta aperta per una successiva trasmigrazione tra le sue fila.
Un altro bersaniano convinto, sempre dalle parti dell’Emiciclo, era anche Giuseppe Di Pangrazio, ma da astuto “moderato” (viene dalla Margherita) non si era sbilanciato troppo verso l’ex segretario Pd, così il suo cambio di casacca è stato più soft.
Una transumanza che ha visto “correre in soccorso del vincitore” tanti altri quadri e dirigenti del Pd, pure a livello locale.
Basta volgere lo sguardo all’Aquila: se da un lato il sindaco, Massimo Cialente, e l’ex deputato Giovanni Lolli, si sono confermati “duri e puri” appoggiando Gianni Cuperlo, dall’altro alcuni come l’assessore comunale Alfredo Moroni e i consiglieri provinciali Fabrizio D’Alessandro e Pierpaolo Pietrucci hanno fatto salto della quaglia.
Quest’ultimo esultava dopo il risultato delle primarie 2012: “Ho votato Bersani, ha vinto lui ed è giusto che sia così. Questa è stata una vittoria del centrosinistra, del Pd ma soprattutto della partecipazione democratica del Paese. Non solo. La vittoria di Bersani è anche la vittoria della classe dirigente aquilana”.
Affermazioni che, a distanza di 12 mesi, diventavano “con Renzi dopo 20 anni c’è finalmente spazio per una nuova generazione politica”.





