PESCARA – La visita in Abruzzo del sottosegretario Luca Lotti, braccio destro del premier Matteo Renzi, scatena ancora di più tensioni, gelosie, guerre interne al centrosinistra che stanno minando la tenuta della maggioranza in Consiglio regionale.
Non è sfuggita ai più attenti l’assenza del presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, all’evento al cinema teatro Circus di Pescara “L’Abruzzo che dice sì”, ovviamente riferito al referendum costituzionale, che aveva proprio in Lotti la guest star: un evento che Di Pangrazio avrebbe dovuto “presiedere”, stando alle locandine.
Di Pangrazio in realtà c’era, ma è rimasto seduto in platea e non è intervenuto neanche per un secondo.
Sul palco, oltre a Lotti e al presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, c’erano la senatrice Stefania Pezzopane, l’assessore Silvio Paolucci, il consigliere regionale e coordinatore della maggioranza Camillo D’Alessandro, il segretario provinciale pescarese dei dem, Francesca Ciafardini, e quello regionale, Marco Rapino. A quest’ultimo è spettato il ruolo di moderatore.
Di Pangrazio “fatto fuori” in nome della congiura in corso, ben documentata nei giorni scorsi da AbruzzoWeb, per spodestarlo dal ruolo di presidente del Consiglio, con tanto di mozione di sfiducia nel cassetto e caccia alle 16 firme necessarie per centrare l’obiettivo?
Può darsi, ma da quanto appreso stavolta non è solo quella la dinamica. Nell’evento con Lotti, che ha 34 anni ed è uno dei “rottamatori” renziani della prima ora, pare abbia avuto un peso sorprendente anche la componente giovane dei dem.
Forse per questo, forse per i soliti cattivi rapporti con D’Alfonso, non si è visto neanche l’assessore Donato Di Matteo, tacciato di possibile staffetta con Di Pangrazio, questi in Giunta e lui sullo scranno più alto dell’Emiciclo, per soddisfare tutti.
Quelli che c’erano, invece, erano molti esponenti di centrodestra anche della “base”, a caccia di ricollocazione e sempre più a loro agio dentro un Pd che ritengono sempre meno di sinistra e sempre più “partito della nazione”.
Una curiosità, infine, è stata la “caccia al selfie”, uno dei mantra dell’era della comunicazione politica in salsa renziana: più di una persona è stata avvistata “timbrare il cartellino” immortalandosi al Circus con il palco alle spalle, postare su Facebook e altre reti sociali la prova dell’avvenuta partecipazione, per poi darsela a gambe. (alb.or. – b.s.)





