L’AQUILA – “Quello che sta accadendo con i vaccini, con lo stop a quello di Astrazeneca e i problemi insorti con Johnson&Johnson, aggiungendo i ritardi nelle consegne, sta creando preoccupazione tra noi operatori sul territorio e disorientamento tra la popolazione. C’è ora chi rinuncia per paura, ma non possiamo dimenticare che i casi avversi sono uno su milioni e le vaccinazione di massa in tempi stretti è l’unica vera arma che abbiamo oggi per uscire dalla pandemia”.

Lo sfogo è di Domenico Pompei, medico del lavoro e direttore del dipartimento Prevenzione della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, in prima linea sul fronte delle vaccinazioni nel territorio provinciale, arrivate a quota 75.850 prime dosi, 23.614 seconde dosi. Gli over 80 avranno completato il ciclo entro metà maggio, tutta la campagna potrebbe terminare in quattro mesi, assicura il medico.

Forniture permettendo, però, perché nei giorni scorsi le dosi sono scarseggiate, e in provincia si è passati da un ritmo di 2.600 dosi al giorno anche a solo 900, per essere tornata da oggi a 2.600 dopo l’arrivo di altri 7mila vaccini che basteranno per una settimana. Un problema che riguarda tutto il Paese.

A questo si aggiungono ora le incertezze dovute  sulla sicurezza del vaccino di AstraZeneca (Vaxzevria), con decine di rinunce dell’ultimo minuto anche in provincia dell’Aquila.

In base al rapporto dell’Agenzia italiana del farmaco, l’Aifa, per i tre vaccini in Italia, tra le quasi 14 milioni di somministrazioni, si sono registrate il 7% di segnalazioni gravi, con un tasso di 36 eventi gravi ogni 100mila somministrazioni. Nel dettaglio, per AstraZeneca in meno di un mese si sono verificati 11 casi di trombosi, con 4 decessi.  Il 92,7% dei “casi avversi” sono riferite a eventi lievi, come dolore in sede di iniezione, febbre, astenia, stanchezza, dolori muscolari.

Per il vaccino Janssen di Johnson&Johnson, la distribuzione è stata bloccata, anche per l’Abruzzo, dopo la sospensione decisa negli Stati Uniti per verificare l’origine dei 6 casi di trombosi segnalati su 6,8 milioni di dosi somministrate.

Un problema in più anche per l’Abruzzo e la provincia dell’Aquila, nella disperata corsa della campagna vaccinale.

“Anche nella nostra provincia – spiega Pompei – stiamo registrando rinunce tra le persone in lista alla somministrazione del vaccino di Astrazeneca, circa il 30%, e questo crea un problema, perché per non sprecare la dose, una volta tirata fuori dal congelatore, e con poche ore per l’utilizzo, dobbiamo poi affannarci a contattare le persone in lista”.

Finora il danno è però limitato “sono solo due quelli che non siamo riusciti ad utilizzare per scadenza della tempistica”.

Ed è questo che ha creato quello che Pompei chiama il fenomeno dei “panchinari”, che non sono i famigerati  ‘furbetti’, tengo a sottolineare, ma persone giovani che vengono fuori i centri vaccinali sperando nelle rinunce, e in pochi casi, abbiamo abbiamo vaccinato loro, del resto seguendo l’indicazione del commissario Francesco Figliuolo, per il quale la priorità è non sprecare nemmeno una dose”.

Ma questo non va bene sottolinea Pompei: “il nostro programma prevede di dare priorità alle categorie prioritarie, per questo non abbiamo creato una lista di ‘riservisti’. Se ci sono rinunce chiamiamo all’ultimo minuto coloro che sono in lista, nel giorno successivo, ma trattandosi spesso di persone anziane, non ce la fanno a precipitarsi in poco tempo nel centro vaccinale, e allora somministriamo ai panchinari. Non va bene neanche che le persone si accalcano fuori i centri vaccinali in attesa della buona sorte”.

In ogni modo confida Pompei, “la prossima settimana il sistema di prenotazione di Poste Italiane sarà accessibile anche alle persone da 70-79 anni, e sarà più facile contattarli all’ultimo minuto, in caso di rinunce”.

Tutto questo è effetto della paura che si è diffuso nei confronti di Astrazeneca. Anche se l’Aifa spiega che rarissimi sono i  casi di trombi, associati a bassi livelli di piastrine nel sangue. Su un totale di 62 casi inseriti in Eudravigilance in Italia sono stati segnalati sette casi (con due decessi) di trombosi dei seni venosi intracranici fino al 22 marzo 2021 e quattro casi (con due decessi) di trombosi di più vasi sanguigni in sede atipica sui 24 inseriti nello stesso periodo nella rete sorveglianza Ue”.

La reazione che innesca le trombosi ora ha anche un nome Trombocitopenia trombotica immunitaria indotta da vaccino (Vitt) ed è come continuano a ripetere tutti gli esperti estremamente rara e soprattutto trattabile, quando diagnosticata precocemente, con una terapia ad hoc con infusione di immunoglobuline ed anticoagulanti non eparinici.

Per quanto riguarda J&J l’orientamento del governo, una volta ripresa la distribuzione del farmaco, è quello di riservare il vaccino con un approvvigionamento previsto nel secondo trimestre di 7,31 milioni di dosi a chi ha più di 60 anni, come accaduto per AstraZeneca.

“Bene la massima precauzione, ma dobbiamo considerare che la percentuale di decessi potenzialmente collegabili con i vaccino Astrazeneca è minima. Paragonabile ai decessi per trombosi che si verificano a seguito dell’assunzione di altri farmaci, la pillola anticoncezionale. O pensiamo quante trombosi provoca il fumo di sigaretta. In Inghilterra dove si è usato prevalentemente Astrazeneca, i casi di di decessi sono stati rarissimi, una ventina su 20 milioni di vaccinati”, commenta Pompei.