L’AQUILA – E se avesse ragione il ministro Giuliano Poletti, nel dire che è più facile trovare lavoro “giocando a calcetto che mandando in giro i curriculum”? I dati, del resto, parlano chiaro: a oggi solo il 2 per cento quelli che trovano lavoro si sono rivolti ai Centri dell’impiego pubblici e alle agenzie interinali private. Quasi tutti utilizzano, invece, canali informali, e reti amicali.

Nasce da questa consapevolezza la proposta di cui sta facendo portavoce l’aquilano Agostino Padovani, presidente dell’Ente nazionale assistenza al cittadino (Enac): quella di estendere e potenziare, guardando al modello tedesco, i compiti dei patronati, attribuendo loro anche la funzione di agenzia del lavoro, cioè specializzarli anche nell’attività di somministrazione, intermediazione ricerca e selezione e ricollocazione di personale. In modo ovviamente gratuito per l’utenza.

Una proposta già avanzata al governo, che arriva in mesi in cui appare sempre evidente l’affanno vissuto dai Centri per l’impiego che stanno passando con tante difficoltà dalle Province alle Regioni, per effetto della riforma Delrio.

Va poi ricordato che vittoria del no al referendum costituzionale di dicembre ha di fatto congelato il riaccentramento delle politiche del lavoro a livello nazionale e ministeriale.

“In Germania – spiega dunque Padovani – i patronati non si occupano solo di pratiche pensionistiche e assegni di disoccupazione, hanno un ruolo determinante anche nei servizi all’occupazione, nel far incontrare la domanda e l’offerta, sono un vero e proprio job center. Questo, però, in Italia non si può fare: il decreto 152 del 2001, che regola il funzionamento dei patronati, non prevede questa funzione, ed è per questo che chiediamo una modifica”.

Ma quale sarebbe il vantaggio? Padovani non ha dubbi: i patronati Enac e non solo, anche quelli per esempio dei sindacati confederali, finanziati dal ministero del Lavoro, hanno già le migliori professionalità e reti territoriali per assolvere a questo compito. Hanno già un rapporto stretto con tanti disoccupati che si rivolgono agli sportelli per le pratiche relative agli ammortizzatori sociali.

“Noi oggi serviamo circa 200 mila utenti in Italia, Abbiamo oltre 100 sportelli in Italia, e 300 dipendenti, alte professionalità, esperte non solo in materia pensionistica, ma anche giuslavorista, che possono essere valorizzate e messe alla prova su altre funzioni di interesse pubblico. Del resto già facciamo due corsi di formazione l’anno”, snocciola.

C’è, infine, un altro argomento a favore di questa rivoluzione dei patronati.

“Constatiamo che l’utenza dei patronati sta progressivamente diminuendo, le pratiche pensionistiche diminuiscono, e questo perché per effetto della riforma Fornero, l’età pensionabile aumenta. Va ricordato che i patronati intanto danno lavoro a migliaia di persone e bisogna agire per tempo per conferire loro una nuova vocazione, utile alla collettività”, conclude Padovani.