L’AQUILA – La “ricostruzione” del post terremoto è “frenata dalle inchieste”, in particolare da quella su Abruzzo Engineering.
Lo sostiente il senatore pescarese del Popolo della libertà, Andrea Pastore (nella foto), presidente della commissione bicamerale per la semplificazione e componente della commissione antimafia.
Pastore ha presentato un’interrogazione al presidente del Consiglio e al ministro della Giustizia relativa alle inchieste aperte dalla Procura della Repubblica dell’Aquila per presunte tangenti.
Una nuova bordata contro i giudici aquilani, dopo la conferenza stampa al vetriolo dell’ex assessore Daniela Stati e la lettera del padre Ezio.
“Difficilmente – dice il parlamentare – potrà essere restituita dignità alle persone coinvolte ingiustamente nei procedimenti in corso. Procedimenti che minano la serenità di circa 200 famiglie dei dipendenti della società, che rischiano così di essere messe sul lastrico”.
“Le istituzioni – sostiene Pastore – sulle quali ricade la responsabilità di guidare la ricostruzione aquilana, non possono operare con sufficiente solerzia, intimorite da iniziative giudiziarie che esprimono una cultura del sospetto, persecutoria e straripante. Così come le imprese, altrettanto smarrite dall’atmosfera di sospetto che circonda la ricostruzione. Auspico che si ripristini al più presto un clima sereno, mediante il raggiungimento di un giusto equilibrio tra le esigenze connesse alla lotta alla criminalità e quelle necessarie per lo svolgimento di attività amministrative ed economiche”.
“Con questo atto – prosegue il senatore pidiellino – chiedo al presidente e al ministro di svolgere approfondimenti e verifiche sull’intera vicenda, che presenta più di un lato oscuro. Ritengo privo di fondamento l’impianto accusatorio che risente di una frettolosa e illogica ricostruzione di vicende tra loro scollegate che non tengono conto di elementari considerazioni”.
Pastore conclude citando una serie di elementi a suo dire importanti che la Procura avrebbe ignorato: “La natura pubblica della società regionale – snocciola – e quindi la legittimità degli affidamenti diretti in settori consoni alla sua professionalità; la mancanza di ogni potere di intervento dell’assessore regionale sull’affidamento e sull’esecuzione di lavori eventualmente assegnati o da assegnare alla società; la piena autonomia funzionale e gestionale della società, dotata di organi statutari dai quali non può prescindersi nell’ipotizzare un progetto corruttivo; l’espletamento, a decorrere dall’ordinanza del 15 settembre 2009, dei compiti a essa affidati sempre mediante personale interno, senza avvalersi né di personale Selex né di esterni; l’anomalia tipologica e funzionale delle misure cautelari e il dubbio sulla presenza dei necessari presupposti”.
ARTICOLI CORRELATI:



