L’AQUILA – “Ora è chiaro, il Governo nazionale e le forze che lo sostengono sono contro l’Abruzzo e gli allevatori abruzzesi. Il sospetto dei giorni passati è purtroppo diventato realtà, un’azione politica studiata a tavolino ha mortificato l’Abruzzo, la sua autonomia legislativa e la centralità delle proprie aziende zootecniche”. 

Dure affermazioni, quelle del vice presidente della Regione Abruzzo e assessore all’agricoltura, Emanuele Imprudente, della Lega. A commento dell’impugnazione da parte del Consiglio dei ministri di venerdì scorso, presieduto dal ministro degli affari regionali, Francesco Boccia, del Partito democratico, della legge sui pascoli approvata nel Cura Abruzzo, a marchio leghista, che dà priorità agli allevatori abruzzesi nell’assegnazione dei terreni, questo per sbarrare la strada a imprese che provengono da fuori e che accaparrano terreni non tanto per fare davvero zootecnia, ma per accedere ai ricchi finanziamenti europei erogati dall’Agea, (Agenzia per le erogazioni in agricoltura), potendo contare sul diritto di avere in tutta Italia, contributi multipli rispetto ai piccoli allevatori abruzzesi, in virtù di produzioni di maggior pregio all’attivo. Insomma un tentativo per contrastare la cosiddetta “mafia dei pascoli”.

Legge intorno a cui si era la scorsa settimana scatenata una vera e propria crisi diplomatica con la Puglia, capofila delle Regioni italiane sul tema dell’agricoltura, che avrebbe attuato un tentativo, poi fallito in extremis per l’intervento dei vertici politici abruzzesi, di affondare la norma in sordina, in sede di riunione tecnica del 29 maggio del Coordinamento interregionale della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. 

Per il Consiglio dei Ministri, la legge sui pascoli “non ha alcuna attinenza con le misure straordinarie ed urgenti per l’economia e l’occupazione connesse all’emergenza epidemiologica e con la natura transitoria della legge”, e “pregiudica i diritti dei cittadini operando di fatto una modifica con conseguenze durature sulla previgente normativa”. Il cdm ricorda che “già prima della riforma del Titolo V della Costituzione, il regime civilistico dei beni civici non è mai passato nella sfera di competenza delle Regioni”.

Insomma, la Regione ha invaso un campo non suo, non ha competenza in materia. E soprattutto si ravvisa una violazione Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea relativa alla “parità di concorrenza tra gli operatori economici”, come conseguenza del principio “prima gli abruzzesi”, che limita il sacro principio della libertà di mercato.

Imprudente ribatte a muso duro che “abbiamo fornito tutte le motivazioni tecnico giuridiche ma al Ministero dell’agricoltura non le hanno neanche lette. Ci vedremo dinanzi alla Corte Costituzionale in cerca di quella terzietà di cui ha bisogno la nostra Regione. Non finisce qui, io non mollo e una cosa è certa, lotteremo con tutte le forze e in tutte le sedi, perché l’Abruzzo finisca di essere terreno di conquista. La nostra terra merita finalmente rispetto”. 

Del resto, il governatore, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, ha annunciato che su questa norma si farà quadrato. “Su questo tema non solo non indietreggieremo ma porteremo il caso a livello nazionale ed europeo. Il Governo dica quali interessi vuole difendere, invece di aiutare le Regioni a respingere queste pratiche perverse”. 

Ad essere impugnate per assenza di coperture economiche anche le misure che prevedono il potenziamento del microcredito per le aziende, il “Compra Abruzzo”, per favorire la commercializzazione di prodotti locali, i fondi straordinari ai comuni per far fronte alle spese sostenute nella fase dell’emergenza covid-19, per aiutare i cittadini bisognosi. 

E il leader leghista Matteo Salvini lunedì a L’Aquila ha attaccato il governo anche su questo aspetto. 

“Penso che il Governo debba solo vergognarsi nel mettere in discussione quello che Comuni e Regioni stanno con fatica facendo per i loro cittadini e lo dico senza distinzione di colore politico perché aveva causato problema alle Marche a guida centrosinistra, e problemi all’Abruzzo a guida centrodestra”. 

Il coordinatore regionale della Lega, il deputato Luigi D’Eramo, ha oggi incalzato:  “Prima gli abruzzesi non è un concetto privo di senso,è una battaglia di civiltà e di giustizia, una rivincita dei piccoli produttori contro lo strapotere delle lobby dell’ingrosso e di chi pensa di fare affari discutibili utilizzando i soldi dell’Europa. E’ inammissibile e sconcertante che il governo italiano anziché spalleggiare questa crociata epocale, anziché aiutare l’Abruzzo in questa lotta senza fronte contro l’omertà, mette i bastoni tra le ruote contestando il fatto che la norma contenuta in un provvedimento di legge urgente sulla ripartenza dopo il coronavirus non è di competenza regionale . Non tiene conto,peraltro, dell’approvazione e della condivisione di tutte le associazioni di categoria”.

Anche Imprudente non ha dubbi: “Si ha come l’impressione che la Regione Abruzzo, da quando ha approvato la nuova normativa sulla concessione dei pascoli, sia finita sotto assedio. Spero che quanto accaduto non sia parte di un disegno più ampio”. 

Una prova, per l’assessore leghista è l’offensiva partita dalla Puglia. Il business coinvolge del resto molte imprese zootecniche pugliesi, sulla traiettoria dell’antica transumanza, ed il sospetto è che siano state loro ad aver fatto pressione, per affossare in qualche modo la nuova legge, sul presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, Partito democratico, che è anche il coordinatore della Commissione politiche agricole della conferenza delle Regioni e sul ministro dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, di Italia viva, pugliese anche lei, e che ha già lanciato da Roma un’offensiva contro la norma abruzzese di cui si contesta la costituzionalità. 

Il punto incriminato che prevedeva la modifica della norma abruzzese nella riunione del 28 maggio è poi saltata, a seguito di una lettera di fuoco inviata da Imprudente il giorno prima. Il coordinamento si è così riunito su altri temi, con la partecipazione per Abruzzo, del direttore del dipartimento agricoltura Elena Sico, e il direttore Affari della presidenza e Affari legislativi del Consiglio regionale, Francesca Di Muro. 

Resta la grave ingerenza che qualcuno ha tentato di effettuare, ancor prima dell’impugnazione della consiglio dei Ministri.

“Io non voglio parlare di crisi diplomatica con la Regione Puglia – afferma Imprudente -, resta il fatto che è a dir poco irrituale che un’altra regione si faccia promotrice in sede di Conferenza di un ordine del giorno che riguarda la modifica di una norma approvata da un’altra Regione, senza nemmeno coinvolgerla preventivamente come dovrebbe essere ovvio. Legge frutto tra l’altro di un lungo confronto, condivisa con tutte le associazioni agricole e il mondo della zootecnia abruzzese”. 

E ribadisce: “nessuno si permetta di mettere in discussione l’autonomia dell’Abruzzo e degli abruzzesi. Ho consapevolezza che la nostra legge dà fastidio a chi ha interessi nel business dei titoli Agea, ma una cosa è certa, la difenderemo con i denti”.