L’AQUILA . Una lettera al Ministro dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, di Italia Viva, a difesa della bontà e della costituzionalità della legge regionale che nel Cura Abruzzo di aprile ha inteso contrastare la speculazione sui pascoli abruzzesi, accaparrati da società di altre regioni solo per mettere in tasca fondi europei e non per fare davvero zootecnia e alimentare lo sviuluppo locale.
Una dura replica a quanto il sindaco di Acciano (L’Aquila) Fabio Camilli, ha sostenuto ad Abruzzoweb, difendendo la necessità di modificare la norma, in quando affidare con bandi i pascoli a società forestiere porta molti soldi alle casse dei Comuni. Assicurando che il il Ministero ha già scritto alla Regione.
Sulla scottante vicenda della cosiddetta “mafia dei pascoli scende in campo la Confagricoltura L’Aquila, con il suo presidente Fabrizio Lobene.
Come sostenuto a questa testata, Camilli, che oltre a sindaco è consigliere provinciale dell’Aquila de Il passo possibile, fedelissimo dei suo concittadino ed ex sindaco di Acciano Americo Di Benedetto, consigliere regionale di Noi con Legnini, è sbagliata nella forma e nella sostanza la norma della legge regionale del ‘Cura Abruzzo’, approvata il 6 aprile, con prima firmataria la leghista Antonietta La Porta, che per contrastare la cosiddetta “mafia dei pascoli”, ha inteso dare priorità ai residenti da dieci anni, con aziende e stalle in loco, per l’accesso ai terreni.
Provando a sbarrare la strada in questo modo a società con sede un po’ in tutta Italia, che anche qui in Abruzzo fanno incetta di pascoli, affittandoli a costi proibitivi per i locali, oppure intestandoseli con prestanome e società di comodo, solo sulla carta. Non per allevarci davvero animali, produrre carne, latte e formaggi, ma per intascare decine e decine di milioni di euro di aiuti comunitari attraverso l’Agea. Tenuto conto che le imprese che hanno all’attivo produzioni di pregio, possono godere in ogni punto d’Italia, se affittano pascoli, titoli che per una sorta di assurdo privilegio medioevale, danno facoltà di ottenere contributi multipli rispetto a tutti gli altri, per lo stesso pezzo di terra e per fare la stessa cosa, pascolare animali.
L’emendamento Di Benedetto respinto all’ultimo consiglio prevedeva invece che è possibile in caso di eccedenza l’assegnazione attraverso procedure di evidenza pubblica, con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Riaprendo insomma le porte ai bandi a cui si può partecipare da tutta Italia, mettendo in discussione il principio, caro ai leghisti locali, del “prima gli abruzzesi”.
Camilli prima di tutto evidenzia che se pure la Lega aveva l’intenzione “condivisibile” di contrastare speculazioni, ha scelto un’arma spuntata. Assicurando di avere notizie certe di una lettera del Ministro Bellanova, di Italia viva che chiede modifiche sostanziali alla norma del Cura Abruzzo, per non essere costretta di impugnarla alla Corte Costituzionale. E soprattutto sostenendo che i bandi vanno salvaguardati perché assicurano alle casse dei comuni, il sup compreso, importanti entrate. Affermazioni sbagliate per Confagricoltura.
“L’uscita del sindaco Camilli sul presunto disastro alle casse comunali per effetto della legge La Porta e Emanuele Imprudente, offre la cifra della non consapevolezza e della non attenzione alla corretta gestione dei fondi pubblici sia essi nazionali che comunitari. I sindaci che hanno appoggiato l’Emendamento Di Benedetto fanno male ad appoggiare le speculazioni e dovrebbero discernere se i flussi di denaro alimentano un’economia sana e produttiva oppure mere rendite speculative incapaci di bloccare l’inesorabile morte dei borghi montani”.
E ancora: “dovrebbero avere una visione più ampia che quella di coltivare orticelli realizzando sinergie e fusioni di comuni per rendere più solido il tessuto umano frastagliato e del tutto tagliato fuori dagli interessi di città più popolose e dal richiamo della costa. Questi proventi, originariamente destinati agli allevatori e produttori di carne, vengono quasi sempre destinati per finanziare di tutto, compreso feste, concerti e incarichi per consulenti e quasi mai destinati alla manutenzione e tutela delle aree del mondo zootecnico violando il vincolo di destinazione delle risorse pubbliche, non meno importante la dimenticanza di fare i controlli ai forestieri che portano asini e poche pecore rispetto a centinaia di ettari di pascolo affittati”.
Confagricoltura trova infine gravi e inopportune le pressioni sul Governo per affossare la norma per presunta incostituzionalità.
Da qui la contromossa di Confagricoltura che ha scritto al ministro Bellanova.
“La legge regionale – si spiega innanzitutto -, è stato condivisa da tutte le Organizzazioni agricole regionali e che ha trovato unanime consenso in tutti gli allevatori abruzzesi e non solo. Questo articolo è stato approvato all’unanimità dalla Commissione consigliare agricoltura e, senza alcun voto contrario, dall’Aula. Dopo le proteste degli allevatori dalle Alpi alla Sicilia, i noti fatti di Messina dove le forze dell’ordine hanno arrestato numerosi soggetti legati alla cosiddetta “mafia dei pascoli”, la strage di Natale di oltre 150 pecore abbandonate e morte di fame nei pascoli di Lucoli (Aq), l’indignazione dell’opinione pubblica, le vane promesse delle Amministrazioni precedenti, con questo provvedimento si è cercato di frenare l’attività predatoria di numerose società del nord e finti allevatori del sud il cui unico scopo non è quello di salvaguardare gli ambienti montani ed il benessere degli animali o la pratica della transumanza ma di lucrare decine di milioni di euro di contributi erogati dalla Unione Europea procurando gravi danni agli allevatori locali e all’ambiente”.
“Confagricoltura L’Aquila sin dal 2013 – si lege ancora – combatte queste speculazioni ed ha osteggiato in tutte le sedi della giustizia amministrativa al TAR e Consiglio di Stato le vertenze instaurate da queste società, per effetto di modifiche restrittive apportate dall’AGEA nella passata programmazione. La sentenza del Consiglio di Stato del 18 giugno 2015, confermando quella del Tar Lazio, ha posto fine alle pratiche illegittime di richieste di aiuti comunitari. Purtroppo la successiva programmazione 2014-2020 ed i decreti attuativi hanno riaperto il flusso di denaro con regole che hanno allargato in modo sconsiderato le maglie dell’utilizzo dei pascoli dentro le quali si sono inseriti gli speculatori. Vogliamo ricordare che queste società richiedono e ottengono i contributi comunitari attraverso formule societarie, espedienti e cavilli burocratici apparentemente legittimi ma quasi mai sono in grado di rispettare le prescrizioni previste dalla “condizionalità”. Mai il loro interesse è rivolto a salvaguarare i beni civici, mai la finalità è quella di ottenere una produzione zootecnica”.
“Il provvedimento della Regione Abruzzo è supportato dalla risposta del Commissario Agricoltura Phil Hogan a nome della Commissione europea (21.8.2019) all’interrogazione E-002149/2019 presentata dall’On Andrea Cozzolino (S&D) ad oggetto: Speculazione e abuso dei contributi a titolo della PAC. Con questa risposta la Commissione ha attribuito ‘agli Stati membri di valutare e di controllare l’ammissibilità degli agricoltori ai pagamenti diretti” e cioè ha rimesso al Parlamento italiano, ai Ministri, agli Assessori e ai Sindaci l’onere di attente verifiche sul corretto utilizzo dei fondi comunitari come più volte richiamato nella citata Sentenza del Consiglio di Stato. “L’attività di questi soggetti, nella loro legittima azione di lobbying, è ad ampio raggio. Prima con una proposta di modifica della norma presentata da un Consigliere regionale che ha cooinvolto numerosi Sindaci, questi, infatti, con i contributi comunitari destinati agli allevatori vorrebbero rimpinguare le casse comunali attraverso aste di concessioni degli usi civici con la formula dell’offerta economicamente più vantaggiosa che mettono fuori gioco gli allevatori locali, poi l’iniziativa del Presidente della Regione Puglia, coordinatore degli Assessori Agricoltura in sede di conferenza Stato-Regioni, che ha fatto inserire l’argomento nella riunione del coordinamento tecnico interregionale del 29 maggio u.s. sotto la suggestiva “Pratica della Transumanza” chiedendo di discutere la modifica alla L.R. in oggetto. A tale riguardo la transumanza è fenomeno mediatico di un glorioso passato che non tornerà più, non ha riscontri pratici ed economici per i nostri allevatori e ci risultano soltanto un paio di seri, veri e storici transumanti perfettamente integrati nel tessuto allevatoriale locale, pastori ed allevatori che devono essere difesi. Ma è il caso di ricordare che nel 2018 ”allevatori pugliesi transumanti” senza scrupoli e fuori dalle regole hanno bloccato le domande uniche di 10 allevatori locali che oltre agli indispensabili contributi PAC hanno perso anche i titoli. Ora pare che l’azione tendente alla cancellazione di questa sacrosanta Legge Regionale si stia spostando sul Governo nazionale per chiederne l’impugnativa avanti la Corte Costituzionale.
“A tale proposito ci preme evidenziare la debolezza argomentativa dell’Ufficio legislativo del Ministero delle politiche agricole – si legge ancora – che solleva questioni formali quali la non attinenza della norma con le misure straordinarie e urgenti per l’economia connesse all’emergenza epidemiologica, una presunta limitazione di diritti per la natura non transitoria della norma, argomento ampiamente sconfessato in punto di diritto dall’Ufficio legislativo del Ministro per gli affari europei. Quanto alla supposta incostituzionalità della norma circa la violazione degli obblighi comunitari si fa presente che l’ art. 9 della LR 6.4.2020 n.9 tutela gli allevatori locali (deboli economicamente, che possiedono titoli PAC di basso importo) dalla potenza economica degli speculatori che hanno titoli PAC storici molto elevati acquistati sul mercato da ditte cessate e fissati sui pascoli abruzzesi a danno dei locali che non possono reggere la concorrenza partecipando a gare di assegnazione basate sull’offerta economicamente più vantaggiosa. La legge, contrariamente a quanto affermato, supera questa distorsione perchè fissa un prezzo congruo per l’uso civico a favore dei naturali del luogo e degli allevatori Abruzzesi e, soddisfatti questi, assegna i pascoli ad allevatori attraverso un bando pubblico. “Per questo, Signora Ministra, Le chiediamo un’attenta riflessione su tutta la questione ed in futuro un’attenzione massima ai provvedimenti applicativi della nuova programmazione per evitare che i pascoli delle nostre montagne italiane siano utilizzati solo per intercettare fondi comunitari e non come parte essenziale dell’ambiente, della biodiversità e dell’economia montana”, conclude la nota.





