L’AQUILA – “La risata? Sono stata fraintesa. La mia era una reazione emotiva al telefono, nient’altro”.
In una intervista a Repubblica, l’ex prefetto dell’Aquila Giovanna Iurato si difende dall’accusa di “finta commozione” davanti alle macerie della Casa dello studente, dicendo che ora il suo stato d’animo è “troppo dispiaciuto”.
“AVEVO PAURA, REAZIONE EMOTIVA”
E anche al Corriere della Sera spiega, attraverso il suo avvocato, Renato Borzone, che si è trattato di “risate amare, nessuna ironia, nessun sarcasmo. Il prefetto lo ha chiarito anche ai magistrati”.
“Quella dell’Aquila per me – spiega la Iurato a Repubblica – era una situazione nuova, del tutto diversa. Chi non ci ha vissuto non può capire. Avevo paura e al telefono con un amico ho avuto una reazione emotiva”.
“CHI MI CONOSCE DICA COME SONO VERAMENTE”
“Ma so bene che ciò che posso dire io adesso, in questo momento vale poco – prosegue – Sono le persone dell’Aquila che mi hanno conosciuto in questi anni che devono parlare e dire come sono veramente”.
Anche perché davanti alla Casa dello studente “mi sono commossa veramente”.
“RISATA NERVOSA, OPPRESSA DALLA PAURA”
E “non si può giudicare una persona dalla trascrizione di una telefonata fatta in un contesto particolare”, aggiunge.
Il periodo iniziale all’Aquila “per me è stato terribile, in certe situazioni si può reagire in tanti modi”.
E “certe volte uno può fare una risata nervosa perché oppressa dalla paura…”.
VITTORINI: ”SCEMPIO DELLE VITTIME DA RIPUGNANTI NECROFAGI”
L’AQUILA – “Travestiti da benefattori e crocerossine, con la medaglia sul petto e la corona sulla testa che napoleonicamente hanno arraffato, questi scialbi e ripugnanti necrofagi hanno fatto scempio della vittima inerme e continuano imperterriti e arroganti a condurre i loro banchetti, i loro affari e le loro carriere imprenditoriali, amministrative e politiche”.
Di pietra il commento alla vicenda Iurato di Vincenzo Vittorini, consigliere comunale di L’Aquila che vogliamo.
Il chirurgo, prima di intraprendere la carriera politica, è stato però presidente della Fondazione 6 aprile per la vita, avendo perso nel sisma del 6 aprile 2009 la moglie e una figlia.
“Neanche Dante Alighieri avrebbe potuto illustrare un simile orrendo spettacolo, o forse lo ha fatto…
Questo macabro spettacolo deve essere fermato, a qualsiasi costo. – scrive commentando lo scandalo intercettazioni – Ancora oggi le mosse di questi abominevoli esseri si alimentano del proprio interesse, calpestando addirittura i diritti essenziali dell’uomo. Ancora oggi accade ciò!”.
“Non c’è rispetto della persona e della sua sicurezza. Non c’è rispetto delle regole, della legalità e della giustizia. Non c’è rispetto delle più basilari e legittime aspettative dei ragazzi e degli imprenditori sani”, lo sfogo di Vittorini.
“La libertà di intraprendere, di programmare il proprio futuro, di investire sono sistematicamente tarpate da scelte orientate solo alla carriera di pochi ‘eletti’ – prosegue – circondati da una corte di giullari che, contendendosi le briciole, finiscono di straziare le vittime innocenti di questo girone infernale”.
“Lo Stato quello alto, vero, dignitoso, autorevole e non autoritario deve intervenire in questo abisso dell’umanità, deve rimediare alle scelte che con disattenzione lo hanno causato e deve intervenire sui frutti marci di quelle dissennate scelte”, è l’appello di Vittorini.
“Se uno Stato vero esiste deve riparare, a ogni costo, a questa seconda tragedia aquilana perché in fondo e non parzialmente – conclude – è anche una tragedia dello Stato Italiano”.



