PESCARA – È  nel senso letterale del termine una luce in fondo al tunnel, lo sblocco dei fondi, per 860 mila euro approvato dalla Regione il  22 maggio scorso, per finanziare la bonifica e la contestuale realizzazione del parco minerario ad Abbateggio (Pescara),  intorno al reticolo di gallerie ai piedi della Majella, dove per oltre cent’anni si è estratto bitume dalle viscere della montagna. 

Mirabile esempio di archeologia industriale, certo, ma anche teatro una incredibile vicenda politica e giudiziaria, che ha lasciato dietro di sé molti veleni e continuerà a farlo.

Innescata dalla decisione della Regione di non imporre come avrebbe potuto, i costi della bonifica dei luoghi alla società Sama, ora in liquidazione, che ha utilizzato per anni il sito minerario per estrarre materia prima per la sua fabbrica della vicina Scafa. 

Neanche a seguito di una sentenza del Consiglio di Stato, esito di una battaglia giudiziaria del Comune di Abbateggio, che aveva ribadito il principio del “chi inquina paga”. Neanche dopo un commissariamento reso necessario dalla pervicace inerzia dell’ente regionale.

Ora finalmente la bonifica si farà, ma con soldi pubblici.   

Nel suo piccolo e con altri protagonisti e con le debite proporzioni quello che è accaduto ad Abbateggio ricorda la vicenda della vicina Bussi e delle sue maxi-discariche dei veleni  2a e 2b, che attendono da anni la bonifica.

Principale protagonista della partita di Abbateggio c’è senz’altro l’ex sindaco  Antonio Di Marco, del Partito democratico ed anche ex presidente della Provincia, che per anni si è battuto per imporre la bonifica all’impresa privata.

Commenta ad Abruzzoweb l’avvenuto stanziamento: “Questi soldi ce li siamo guadagnati con una lunga e faticosa vicenda giudiziaria che poteva essere evitata. Ora mi aspetto che la Regione Abruzzo però, realizzata l’opera, li recuperi da chi è responsabile della mancata bonifica, la Sama”.

Il Comune di cui è ora sindaco Gabriele di Pierdomenico, in continuità con l’amministrazione di Di Marco, si sta predisponendo a realizzare il progetto e ad appaltare i lavori. 

Resta aperta la ferita della mancata bonifica dell’area dai ruderi fatiscenti, torri di sorveglianza, tralicci di teleferiche arrugginite, vecchi depositi dei detonatori, per non parlare delle gallerie da mettere in sicurezza. 

Tutto ha avuto inizio nel 2012: la Sama ha chiesto la riduzione della superficie di sfruttamento delle miniere che si estendevano per decine e decine di chilometri in più comuni del comprensorio, Roccamorice, San Valentino, Manoppello, Lettomanoppello e Scafa e appunto in località Pilone, che si trova integralmente nel comune di Abbateggio. 

Nello stesso anno è stato emesso il provvedimento regionale in accoglimento alla richiesta della Sama, in una conferenza dei servizi, ma non prescrivendo curiosamente alcunché alla Sama sul ripristino degli impianti giacenti sui siti sfruttati dalle attività estrattive.

Unico Comune ad opporsi è stato quello di Abbateggio, con Di Marco sindaco, per il mancato rispetto di quanto previsto dal regio decreto 1443/1927 e cioè il ripristino e la messa in sicurezza, che doveva essere effettuata dalla Sama, in base all’ovvio principio del “chi inquina paga”.

Il Comune assistito dall’avvocato Matteo Di Tonno del foro di Bologna, ha vinto sia al Tar nel 2012, che al Consiglio di Stato nel 2015. 

La Regione però ha continuato sulla stessa linea non imponendo il rispetto della sentenza che obbligava alla Sama ad intervenire sul sito. 

La Sama è intanto stata messa in liquidazione nel 2017, il progetto di bonifica redatto dalla Regione e dal Comune e che comunque andava realizzato a danno della responsabile del mancato ripristino dei luoghi, è rimasto nei cassetti della Regione, e così il Comune di Abbateggio ha chiesto e ottenuto nel 2018 al Consiglio di Stato la nomina di un commissario, nella figura di Carlo Clementi dirigente del Provveditorato alle opere pubbliche, scomparso il 24 aprile scorso. 

Nemmeno il commissariamento, che ha avuto un costo, è stato utile a sbloccare l’impasse, a imporre al privato i costi della bonifica. 

La svolta il 22 maggio con l’approvazione in consiglio regionale dello stanziamento di 865 mila euro per la messa in sicurezza di località Pilone, di cui 300 mila per il 2020 e 565 mila euro per il 2021.

“Con una battuta verrebbe da dire che ci è voluta l’emergenza coronavirus per sbloccare questa incredibile vicenda – spiega dunque Di Marco -. Ora non ci sono più impedimenti per completare l’iter e appaltare i lavori”.

E aggiunge: “Per l’intera comunità di Abbateggio si corona un sogno: sarà realizzato una nuova attrazione turistica, intorno a questo splendido esempio di archeologia industriale, ampi tratti di galleria potranno essere accessibili e percorribili, e tutto sarà messo a sistema con le bellezze naturali circostanti, a cominciare dalle cascate di Cisano del Leio”.

Il passato può essere valorizzato, per quanto riguarda le miniere, ma non dimenticato, per quanto riguarda le responsabilità della mancata bonifica.

“Resto profondamente rammaricato dall’atteggiamento della Regione in questi anni, non ci ha mai sostenuto, resta la colpa di non aver imposto la bonifica alla Sama, neanche dopo una sentenza del Consiglio di Stato, costringendoci a chiedere la nomina di un commissario. La partita non finisce qui. Per noi resta fermo un principio: chi ha inquinato deve pagare, come pure chi in Regione ha sbagliato”.