SULMONA – “Sarei felice di fare il presidente del Parco della Majella, ma nulla è ancora deciso, e se il mio nome è divisivo, non ho nessun problema a fare un passo indietro”.

A parlare ad AbruzzoWeb è Michele Ianniello, consulente aziendale e stretto collaboratore del sottosegretario alla Giustizia Federica Chiavaroli, indicato con grande sorpresa come prossimo presidente del Parco nazionale della Majella dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, che puta caso aderisce come Chiavaroli, candidata alle prossime elezioni a Civica popolare.

Una scelta, dunque, quella di Ianniello, dalla chiara matrice politica e che ha già creato non pochi malumori in particolare nella Valle Peligna e da parte delle associazioni ambientaliste e di molti operatori che lavorano per il Parco, che di “questo Ianniello” non hanno mai sentito parlare, e che gradirebbero come futuro presidente, successore di Franco Iezzi, una volta tanto una “personalità che può vantare un curriculum in gestione delle aree protette e materie ambientali degno di questo nome”.

Per la nomina di Ianniello manca però l’ok da parte della Regione Abruzzo, con la palla che poi deve tornare al governo che dopo un parere della commissione ambiente dovrà approvare il decreto ministeriale di nomina.

Difficile che prima delle elezioni del 4 marzo si muova foglia.

Contattato da questo giornale, Ianniello tiene innanzitutto a precisare che “non sono il segretario di Chiavaroli, io l’aiuto a titolo gratuito, in virtù della nostra antica amicizia. Un lavoro ce l’ho già, come consulente specializzato nelle ristrutturazioni aziendali. Lavoro che mi dà grande soddisfazione professionale ed economica”.

Riconosce che “trattandosi di nomina politica e fiduciaria, il mio nome è stato segnalato dal sottosegretario Chiavaroli. Come altri ho inviato il mio curriculum. E sono stato considerato la figura più adatta, tutto qui. Ma non è affatto detto che la Regione darà l’ok. E sapete cosa vi dico? Per me non ci sarebbe nessun problema. Una cosa è certa, comunque: è fondamentale che tutti siano d’accordo nei territori ad una mia eventuale nomina”.

Seppure tutto sia ancora in forse, e anche Ianniello sembra non crederci fino in fondo, invitabile è chiedere, giusto per curiosità, quali sono le competenze del presidente designato e quali sono le sue idee in tema di governance di aree protette.

“Personalmente potrei avere un miliardo di idee – risponde Ianniello – ma per deformazione professionale, sono abituato a vedere le carte, le procedure, a studiare le singole voci di spesa. Prima di conoscere con esattezza lo status quo, non sono solito esprimermi. Sarebbe troppo facile. Ed è la stessa cosa che faccio quando prendo in mano un’azienda per rimetterla in carreggiata. Posso anticipare che in base alla mia esperienza tagli e ridimensionamenti sono sempre l’ultima soluzione, quasi sempre è vantaggioso valorizzare il personale. I dipendenti vanno conosciuti uno per uno, per comprendere e valorizzare le specificità e i talenti con ciascuno. Vorrei anche ricordare comunque che nel mio curriculum vitae figura un Master in consulente aziendale Ecolabel per servizi turistici,  primo nel punteggio finale e con conseguente iscrizione nel registro nazionale per consulenti Ecolabel presso l’Istituto Superiore per la prevenzione e la Ricerca Ambientale””.

Alla domanda, non certo oziosa per un Parco che insisnte in parte siginficativa nel territorio sulmonese, se sia favorevole o  contrario alla realizzazione della centrale di compressione della Snam, Ianniello risponde che “non si deve fare, perchè sindaci e i cittadini non la vogliono, e la loro posizione deve essere messa davanti a tutto. Dunque andrebbe trovata una soluzione alternativa”.  

Infine alla domanda se sia giusto nominare in via fidiaciaria e senza bando pubblico un presidente di un Parco, Ianniello risponde che  “Ha un senso il fatto che ci debba essere un rapporto fiduciario tra presidente e governo, ma in effetti questo metodo di selezione ha i suoi limiti. Oltre al bando, si potrebbe però pensare anche ad un’elezione da parte dei sindaci, delle associazioni, delle forze rappresentative di tutta l’area protetta. ll presidente deve essere la sintesi di tutti gli interessi e i bisogni. Se deve solo occupare una poltrona, serve a poco”.