L’AQUILA – I camosci “invadono” il Parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga.
In attesa delle cifre esatte, questa la tendenza che emerge dai primi giorni dell’annuale censimento dei camosci sul monte più alto degli Appennini, che è cominciato da qualche giorno e proseguirà fino a martedì.
Fitto il programma. Alle 6 di ogni mattina l’incontro tra le squadre per poi partire alla ricerca dei camosci.
“Ogni anno, quando gli esemplari femmina vanno in estro, è possibile osservare tutti insieme i maschi che, di solito, sono invece difficili da avvistare in gruppo”, spiega il dottor Carlo Console, coordinatore del Cta (Coordinamenti territoriali per l’ambiente) del Corpo forestale dello Stato.
“In queste giornate, 18 squadre per un totale di circa 55 persone percorreranno itinerari prestabiliti che interessano le zone più ardite del Gran Sasso, tra cui Monte Camicia, Pizzo Cefalone, Monte Tremoggia – aggiunge – Le squadre saranno formate dal personale dell’ente parco, della forestale e anche qualche volontario”.
“Con l’aiuto di un binocolo, da quei percorsi è possibile avvistare i camosci. Gli esemplari vengono contati e si distinguono gli adulti, maschi e femmine, e i piccoli. In questo modo si possono censire i nuovi nati, ovvero i camosci che l’anno precedente non apparivano nelle schede del censimento”, continua il responsabile del Cta.
Grazie a questo tipo di attività è possibile risalire alla popolazione complessiva sul Gran Sasso che, con il passare del tempo, è in aumento.
“In principio erano una decina gli esemplari di camoscio e si concentravano nella zona di Farindola (Pescara) – ricorda l’esperto – Oggi in tutto l’Abruzzo se ne contato circa 450 ed è facile prevederne l’aumento progressivo; questo incremento infatti permette di determinare l’esistenza di un ecosistema congeniale per questi animali”. (red)



