SULMONA – “I soldi spesi finora per la visita del Papa non sono stati sottratti ai terremotati. In questi ultimi giorni sono state dette inesattezze. Va specificato che non si tratta di fondi che dovevano essere utilizzati per gli edifici dei cittadini danneggiati dal sisma. Molto tempo fa avevamo stipulato una polizza con un’assicurazione privata contro i rischi di tipo sismico, esclusivamente relativi a stabili di proprietà del Comune”.

Ad affermarlo l’assessore ai Servizi pubblici del Comune di Sulmona, Mauro Tirabassi, dopo le polemiche dei giorni scorsi sui 730 mila euro, riconosciuti dall’assicurazione a seguito del terremoto, che la Giunta comunale, con una variazione di bilancio d’urgenza, ha dirottato sui lavori per la visita del Papa a Sulmona il prossimo 4 luglio.

“Siamo preoccupati – aveva detto il consigliere di opposizione, Mimmo Di Benedetto – non si sa se i fondi ora utilizzati dal Comune per le opere pubbliche potranno essere incassati nuovamente ed è sconcertante come la Giunta comunale abbia aggirato con leggerezza le norme”.

La scorsa settimana l’opposizione aveva annunciato il ricorso alla Corte dei Conti per stabilire la legittimità dell’operazione del Comune. “I lavori per l’evento del 4 luglio – spiega l’assessore ai Servizi pubblici – dovevano essere finanziati con un mutuo che non siamo ancora riusciti ad accendere. Abbiamo quindi dovuto trovare un’altra strada per recuperare i fondi necessari ai lavori. Quando riusciremo ad accendere gli stessi mutui andremo a recuperare i fondi oggi impiegati per l’evento del Papa”.

L’opposizione chiede l’intervento dei giudici contabili, affermando che  nel bilancio di previsione non erano stati inclusi i soldi dell’assicurazione. “Se si trattasse di una illegittimità del Comune – continua Tirabassi – vorrebbe dire che abbiamo agito scavalcando le norme. Ma ciò non è possibile.  Se lo si è fatto vuol dire che abbiamo operato nella piena legittimità. L’assicurazione era relativa solo agli stabili del Comune. Se non avessimo stipulato la polizza non avremmo avuto neanche i soldi per la visita del Papa”.