L’AQUILA – “Disoccupazione troppo alta, gender paygap troppo ampio, difficoltà nella conciliazione dei tempi e sbagliata distribuzione dei carichi familiari e domestici, discriminazioni e violenza sono alcune delle tante questioni che costellano la strada della parità di genere nell’ambito economico-lavorativo. Una strada purtroppo ancora molto lunga e continuamente minata dalle tante, troppe emergenze che ricadono sulle donne. Come anche la pandemia da coronavirus, che ha duramente colpito il settore dell’occupazione femminile e nei cui confronti bisogna agire perché non si torni indietro rispetto alle conquiste fatte finora, attuando misure quali la revisione del welfare aziendale o, soprattutto, il giusto indirizzamento delle risorse del Recovery Fund”.

A parlare è Laura Tinari, presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria L’Aquila-Abruzzo Interno, e lo fa a qualche giorno dall’8 marzo, la Giornata internazionale della donna. Un 8 marzo, quello di quest’anno, appesantito da un anno di pandemia, che lavorativamente parlando ha provocato conseguenze su più fronti. Anche e soprattutto per quanto riguarda l’universo femminile.

Conferma infatti la stessa Tinari, con il coronavirus, sono state proprio le donne quelle che “hanno dovuto sapersi adattare ai cambiamenti imposti dai lockdown e alla riorganizzazione delle famiglie e che hanno risentito per prime della crisi economica”. “Nel 2020 – spiega – su 444 mila posti di lavoro persi, 312 mila sono donne lavoratrici”.

In base ai dati Istat del febbraio 2021, inoltre, sembra che a dicembre l’occupazione sia scesa di 101mila unità. Di questi 99mila sono state donne e solo 2mila uomini. Il tasso di occupazione, riferito al solito periodo, è sceso di 0,5 punti per le donne tra i 15 e i 64 anni mentre la disoccupazione è salita di 0,3 punti e l’inattività di 0,4. Risultati diversi per la componente maschile, tasso di occupazione invariato e -0,1 punti per il calo dell’inattività.

E la crisi occupazionale femminile non ha risparmiato l’Aquilano e, in generale, l’Abruzzo interno. Basti solo pensare che il 76% dei richiedenti congedo Covid sono state donne, di cui il 58% nella fascia di età tra compresa tra i 35 e 44 anni. Alle donne sono, poi, andate “il 51% delle erogazioni nella categoria delle partite Iva e collaborazioni; stessa quota nel settore del turismo”.

Secondo quanto affermato dalla stessa Tinari l’emergenza Covid rappresenta quindi “una sfida critica per le imprese femminili, soprattutto quelle di piccole dimensioni, che in provincia dell’Aquila sono quasi la totalità”.

Una situazione, quella aquilana e di tutto il Belpaese, che trova un chiaro riscontro nel più ampio quadro europeo. Circa l’84% delle donne lavoratrici tra i 15 e i 64 anni sono impiegate nei servizi, compresi quelli più colpiti dalla crisi Covid-19 e che stanno affrontando perdite di posti di lavoro. La quarantena ha anche avuto un impatto sugli impieghi “al femminile” dell’economia, come quelli legati all’asilo nido, il lavoro di segreteria e quello domestico. Oltre il 30% delle donne nell’Ue lavora part-time ed è impiegata in larga parte nell’economia informale, caratterizzata da minori diritti sul lavoro e protezione sanitaria e dall’assenza di altri benefici fondamentali. Le donne si trovano anche a dover prendere frequentemente del tempo libero dal lavoro per prendersi cura di figli e parenti e, con i lockdown, hanno spesso dovuto combinare il telelavoro e la cura dei bambini.

“E’ necessario – aggiunge – rivedere il concetto di welfare aziendale, che deve sganciarsi dal mero ruolo di sostegno al reddito dei lavoratori e delle lavoratrici, per essere sempre più uno strumento utile ad armonizzare le dimensioni di vita familiare e lavorativa, sia delle donne che degli uomini, ma anche ripristinare lo smart working vero, basato sui caratteri di flessibilità, responsabilità e alternanza tra lavoro in ufficio e a casa, come prevede la legge 81 del 2017. Per quanto riguarda infine l’implementazione della parità di genere, bisogna anche indirizzare bene i fondi del Recovery Fund destinati alla lotta delle disuguaglianze”.