L’AQULA – “Biondi non interpreta i valori tipici della destra ma quello del capitalismo commerciale. Spende i soldi della ricostruzione. Propone una buona idea ma non per la Perdonanza, per l’incontinenza. Non bisogna far diventare la Perdonanza una specie di ‘eccitanza’ per dimostrare che la città è viva. Qual è il migliore spettacolo che possa offrire al mondo questa città? Non un palco di tubi innocenti ma la facciata della basilica. Niente è più Perdonanza di quella facciata”.
In una lunga intervista al quotidiano il Centro oggi in edicola, a firma di Michela Corridore, il sottosegretario alla Cultura, Vittorio Sgarbi, torna sulla vicenda del palco montato davanti la basilica di Collemaggio durante la settimana della Perdonanza.
Alla prima polemica sollevata da Sgarbi il sindaco Pierluigi Biondi aveva risposto con durezza: “La presa di posizione del sottosegretario Vittorio Sgarbi amareggia non tanto e non solo perché proviene da persona di conclamata cultura, quanto perché ‘indotta’ dalle provocazioni di qualche parlamentare di centrosinistra che, digiuno di argomenti e consenso, ne cerca tra questioni a lui lontane dal momento che a Collemaggio lo si vede solo a fare passerella una volta l’anno a favore degli obiettivi”. E ancora: “Non è certo Sgarbi che decide come e dove si devono svolgere gli eventi legati a quello che è considerato il primo Giubileo della storia”. E ancora, “il sottosegretario parla per sentito dire, dal momento che la facciata della nostra Basilica è perfettamente visibile”.
Sgarbi nella controreplica rincara la dose, e annuncia “chiederò che il prossimo anno un rappresentante del ministero verifichi la conciliabilità tra le esigenze religiose e quelle della festa”.
Commenta lo sviluppo della diatriba il consigliere comunale del Pd, Stefano Palumbo.
“La bocciatura senza mezzi termini da parte del Governo alle scelte di Biondi è un fatto politico di assoluto rilievo di cui mi auguro l’opinione pubblica cittadina prenda coscienza. Tuttavia, più che del titanico scontro istituzionale tutto interno al centrodestra, mi interessa sottolineare come questa polemica, assumendo una dimensione nazionale (come l’evento riconosciuto anche come patrimonio dall’UNESCO merita), ci apre gli occhi rispetto all’autoreferenzialità con cui siamo da sempre abituati a confrontarci in città”.
E aggiunge: “la tutela del più importante bene monumentale cittadino non può essere subordinato allo sfoggio di un palcoscenico ogni anno più imponente attraverso cui dimostrare la grandiosità dell’amministrazione comunale. Così come i fondi della ricostruzione non possono essere spesi pensando di disporre di un bancomat illimitato e senza pensare di dover rendere conto a nessuno, in questo caso agli italiani e al Governo nazionale che li rappresenta. Che sia questa l’occasione per guardarci dentro e provare ad uscire da questo provincialismo imperante”.






